di Maurizio Troccoli
Le ramificazioni delle mafie in Umbria hanno segni, figure, simboli e affari il più delle volte indistinguibili e ben camuffate dietro i doppiopetto, gli investimenti e i comportamenti virtuosi. Ma, di tanto in tanto, escono allo scoperto con tutto il peso del dramma che esprimono, una volta sciolti i nodi delle ramificazioni e della rete a cui appartengono e da cui si alimentano, che ha dimensioni ben più ampie di quelle immaginabili. Così un uomo d’affari, un professionista dell’edilizia, un «insospettabile», che a Terni individua la sede legale di una società legata ai business mafiosi, si scopre essere «un punto di riferimento» di una delle cosche più pericolose e attive del panorama internazionale.
«E’ un uomo dei Casalesi», dice la Direzione investigativa antimafia, un appartenente a quelle organizzazioni mafiose in via di trasformazione, che individuano aree geografiche ed economiche nelle quali è possibile giocare pulito per far transitare, fruttare denari provenienti da operazioni sporche, come il traffico della droga, lo sfruttamento della prostituzione e altre tanto note quanto infangate iniziative economiche. Insomma la geografia delle famiglie mafiose sconfina oltre le trincee dei «territori occupati», come era fino a qualche anno fa nell’immaginario di chi pensava di essere escluso dall’orbita del malaffare. E le regioni verdi, quelle che nell’opinione pubblica condividono il convincimento di garantire una buona qualità della vita, rappresentano sempre più spesso la linea d’orizzonte di una già avanzata e documentata «occupazione».
In casa nostra ce lo racconta la commissione regionale contro le Infiltrazioni mafiose, ce lo ricorda ad ogni opportunità il pool di magistrati che monitorano aziende e traffici di denari sospetti. Ce lo raccontano le cronache e i segnali ancora non allarmanti, ma comunque preoccupanti, di insoliti contatti tra imprenditori onesti e persone non altrimenti qualificate se non come «rappresentanti di un realtà illegale e di potere» che promettono una sorta di protezione (non soltanto fiscale e istituzionale) in cambio di mazzette e soldi. Soggetti, comportamenti, iniziative diverse tra loro che, probabilmente, non si esprimono – in questa fase – in una organizzazione vera e propria dove i vari esponenti delle diversificate entità illegali, si conoscono, si scrutano, si evitano, si pesano, si misurano o stringono accordi, ma che comunque danno il segnale di una prevedibile evoluzione.
I dettagli Sono tornati dunque alle casse dello stato beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa un milione di euro, tra cui quote di una società immobiliare con sede a Terni. Il sequestro è stato eseguito nei confronti di Rocco Veneziano, 57 anni, di Castel Volturno (Caserta), geometra e imprenditore edile di recente condannato per aver garantito «assistenza» al clan dei Casalesi per lo svolgimento di attività illecite nel settore delle costruzioni.
L’insospettabile Veneziano – precisa una nota della Direzione investigativa antimafia – è considerato punto di riferimento per la gestione degli interessi economici del sodalizio camorrista. Sfruttando la sua figura di insospettabile professionista, si prestava a predisporre la documentazione per indire gare di appalto ed a fornire i nominativi delle imprese «pulite», alle quali assegnare i lavori per favorire gli interessi del clan. E’ questro il quadro che emerge e che è agli atti della Direzione investigativa antimafia, di Napoli. Il professionista è stato di recente condannato alla pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa, essendo stato riconosciuto colpevole di appartenere al clan dei Casalesi, gruppo Bidognetti.
La confisca La confisca ha riguardato un fabbricato ed un appezzamento di terreno situati a Casal di Principe (Caserta) nonchè‚ quote del capitale sociale di una società immobiliare con sede in Terni, del valore complessivo di circa un milione di euro. Il provvedimento è stato adottato a seguito di una proposta per l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale formulata dal Direttore della Dia, generale dei Carabinieri Antonio Girone, sulla base di complesse indagini di natura economico-patrimoniale svolte dal Centro Operativo della Dia di Napoli.

