di Chia.Fa.
«Portavi gioia e luce nella vita». Questo uno dei ricordi di Laura Papadia, 36 anni, uccisa dal marito a Spoleto, a cui oggi la comunità di Palermo, presente direttamente il sindaco Roberto Lagalla, ha detto addio, stringendosi intorno a papà Maurizio e ai fratelli Fabio e Alex, distrutti dal dolore, che continuano a vivere, fin dalle ore immediatamente successive al femminicidio, nel massimo riserbo. Nella chiesa del cimitero di Sant’Orsola, dove lunedì mattina frate Angelo Li Calzi ha celebrato i funerali di Laura Papadia, anche Luigina Renzi, assessora comunale a Spoleto, la città in cui giovane donna si era trasferita un paio di anni fa per assumere l’incarico di vicedirettrice di un supermercato.
«Ricordo Laura come una ragazza forte, solare e determinata», ha detto Daniela Segreto, cognata di papà Maurizio, ricordando come la 36enne «provava e spesso riusciva anche a a risolvere problemi, perché – ha detto – era una forza della natura». Quindi quel femminicidio avvenuto come troppo spesso accade tra le mura domestiche per mano del marito: «Dolcissima Laura – ha detto Segreto – non hai saputo riconoscere la cattiveria in questo mondo, semplicemente perché non abitava in te e non ti apparteneva».
In chiesa il sindaco di Palermo, città che al pari di Spoleto oggi ha osservato lutto cittadino, ha definito la vita della 36enne come «troppo breve e segnata da una fine troppo brutta: ti chiediamo scusa – ha detto Lagalla – per questa società ingiusta e profondamente perdente. Ma a tutti voglio fare un appello, ricominciamo con l’amore». Analogo il messaggio dell’assessora Renzi che ha detto: «Chiedo a tutti gli uomini qui presenti di non diventare complici, aiutate le donne. Da sole le istituzioni non ce la possono mai fare, sarebbe come fermare il mare con le mani. L’amore non è possesso e il possesso non è una forma d’amore. Spoleto non dimenticherà Laura».
Domenica mattina, invece, alcune centinaia di motociclisti, provenienti da varie città dell’isola, hanno attraverso il centro di Palermo e hanno poi raggiunto il monte Pellegrino che domina il golfo, per di “no” alla violenza contro le donne e manifestare la propria vicinanza al papà di Laura Papadia, Maurizio, anche lui biker. Davanti al Santuario di monte Pellegrino è stata anche scoperta una panchina rossa dedicata alla 36enne uccisa dal marito e a tutte le donne vittime di femminicidio. «L’amministrazione comunale è presente non solo perché è un dovere, ma per contribuire ad avviare un processo educativo nei confronti di quegli uomini che non hanno ancora compreso che un “no” di una donna deve essere un no, che non può essere interpretato in alcun modo, e gli uomini non devono in alcun modo utilizzare nessun tipo di violenza per ottenere quello che in realtà non potranno avere. La donna è libera, e tale deve rimanere», ha detto l’assessora comunale di Palermo Brigida Alaimo, partecipando al momento commemorativo.






