Il ritrovamento della salma. Nel riquadro, Elisa Benedetti (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri e Francesca Marruco

Verrà effettuata mercoledì mattina l’autopsia sul corpo di Elisa Benedetti. L’incarico è stato conferito dal sostituto procuratore Antonella Duchini alla dottoressa Anna Maria Verdelli. Da quanto si apprende lunedì è stato effettuato un esame molto sommario del cadavere, da cui non è emerso nessun palese segno esteriore di violenza. Non sarebbe neppure stato effettuata una seconda ricognizione cadaverica per non alterare il quadro. Ogni elemento verrà dunque raccolto durante l’autopsia e il successivo esame tossicologico.

Le ultime ore di Elisa L’ultima sera della vita di Elisa Benedetti si divide in tre parti. Una fatta di risate, allegria, alcol e arriva fino a circa le 11.30, fino al momento in cui lei e l’amica Vanessa vengono tamponate allo svincolo della superstrada E45 di Ponte Felcino, probabilmente perché non rispettano uno stop. La terza è fatta di freddo e paura, da sola nel cuore di un bosco, sotto la pioggia e immersa nel fango. Questa parte inizia intorno alle 2 del mattino, quando si esaurisce la batteria del cellulare che l’amica ha lasciato nella Fiat Punto con la quale Elisa si allontana dal luogo dell’incidente. La 25enne abbandona la macchina e inizia a vagare, in stato confusionale, si perde. Inciampa, cade nel torrente Ventia, che guada in cerca di una via di uscita perché dal lato che percorreva era impedita da una rete alta, per lei invalicabile. Si alza, è bagnata, si sfila il vestitino di lana, tenta di arrampicarsi sulla scarpata. Scivola una, due, tre volte, perde le scarpe nel fango. E’ sopraffatta dal freddo, forse sviene. E’ lì che l’ha individuata l’elicottero dei vigili del fuoco, a circa un chilometro dalla macchina. In mezzo c’è la seconda parte, quella che va dalle 11.30 alle 2, quella avvolta nel mistero che gli inquirenti stanno cercando di rendere meno fitto della boscaglia in cui si è persa Elisa.

La prima parte Gli inquirenti, in primis i carabinieri della compagnia di Perugia del capitano Giovanni Cuccurullo, coordinati dal sostituto procuratore Antonella Duchini, hanno ascoltato a lungo diverse persone che si erano intrattenute con Elisa e l’amica nel bar del distributore Ip di Ponte Rio, dove sono arrivate verso le 21.30. Fra questi, le ragazze in particolare con alcuni ragazzi tunisini. Baldoria, qualche bicchiere rotto, risate, scambi di numeri di telefono, poi intorno alle 11-11.15 Elisa e Vanessa escono, prendono la Punto di Vanessa e imboccano la strada verso la E45, verso casa. Gli stranieri, invece, a bordo di una Golf blu notte girano verso Perugia. Lo confermano le telecamere del distributore e alcuni testimoni (ascoltati dai carabinieri) che vedono i magrebini al centro di Perugia mezz’ora più tardi. Le ragazze hanno esagerato con  alcol e forse droga, non sono lucide e allo svincolo della E45 si scontrano con l’auto di un ragazzo. Vanessa, che era alla guida, sale nell’auto del ragazzo per compilare la constatazione amichevole. Intanto Elisa mette in moto e va via. Lo dice Vanessa, lo conferma anche il ragazzo. Non è ancora mezzanotte.

La seconda parte La seconda parte è un intrico di domande: dove è andata Elisa? Perché è partita da sola e all’improvviso? Perché Vanessa, anziché chiamare subito aiuto si fa accompagnare dalle parti di Resina e poi si fa venire a prendere da Città di Castello per poi chiamare i carabinieri solo diverse ore più tardi? Vanessa che non risponde neppure alle chiamate dei militari che la cercano dopo aver ricevuto l’sos di Elisa. Chi incontra o con chi ha appuntamento Elisa? Chiama qualcuno o viene chiamata da qualcuno? Intorno alle 00.20 alcune persone che vivono in una villetta di Casa del Diavolo sentono suonare al campanello (CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVISTA VIDEO). Si affacciano e una ragazza si scusa, dice di aver sbagliato strada. Ma quando le consigliano di tornare indietro verso la strada principale, lei risponde di dover andare «verso su». Poi risale barcollando sull’auto e imbocca la stradina che sale verso i boschi di Civitella Benazzone. Il contatto successivo è con l’operatore del 112. E’ circa l’una e la ragazza dice di essere stata violentata, di trovarsi in un bosco. «Scivolo – dice – c’è una rete alta, non so dove mi trovo». L’operatore la tiene a lungo al telefono, le dice di restare in macchina, di coprirsi. Passa un’ora circa, poi il silenzio che porta alla terza parte, un silenzio che sa di morte.

La terza parte Dall’elicottero da cui gli uomini della protezione civile l’hanno individuata lunedì mattina, facevano fatica a stabilire se si trattasse realmente di un corpo oppure no. Anche i suoi lucenti capelli neri erano intrisi di fango. Quasi indistinguibile nel campo a ridosso del torrente in cui è stata trovata. Girata sul fianco destro e completamente inzuppata di fango. Così è stata trovata Elisa Benedetti. Morta non si sa ancora per cosa, probabilmente per assideramento. Con i vestiti un po’ strappati addosso e delle piccole ferite sulle mani che si è verosimilmente procurata cadendo e rialzandosi nel guadare il fiume e nell’evitare i rovi, fitti nella zona. Irriconoscibile e sfregiata nella sua bellezza, era adagiata lì nei pressi del torrente di cui diceva di sentire il rumore all’operatore del 112.

Le chiavi del mistero, si cerca un terzo cellulare Sarà l’autopsia a dire di cosa sia deceduta Elisa con esattezza. Se abbia subito una violenza, come lei stessa ha detto ai carabinieri o abbia consumato comunque un rapporto sessuale. Se avesse ingerito altre sostanze oltre all’alcol. E quando è morta. Quanto tempo ha vagato impaurita nella notte prima di arrendersi. A dare le altre risposte saranno invece gli elementi in mano agli inquirenti. I telefoni, ad esempio e prima di tutto. Quello di Elisa era scarico in macchina e non ci sarebbero telefonate chiarificatrici. Anche quello di Vanessa era in macchina, ma non è stato usato da Elisa.  Ne manca uno all’appello, quello con cui la giovane continuava a chiamare il 112 dopo essere scesa dalla macchina. I militari lo hanno cercato per tutto il pomeriggio dopo aver trovato il cadavere, ma senza esito. Probabilmente sperano che in quel cellulare possa esserci qualcosa che aiuti a chiarire il mistero delle due ore in cui di Elisa non si sa nulla. Un messaggino magari, l’ora e il luogo di un appuntamento, un nome. Qualcosa che spieghi perché Elisa si sia avventurata in quella strada isolata e senza uscita, a quell’ora di notte, per poi cercare aiuto poco dopo dai carabinieri dicendo di essere stata violentata.

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2 replies on “Il giallo dell’ultima telefonata di Elisa. L’autopsia mercoledì mattina”

  1. Davvero una tragedia! Una vita spezzata senza senso… speriamo solo che se ci sono dei colpevoli, vengano presto presi e consegnati alla giustizia…

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