Piermario Morosini

di Mario Mariano

Walter Novellino, dal dicembre scorso ex allenatore del Livorno, ha seguito in diretta tv la tragedia accaduta nel pomeriggio all’Adriatico di Pescara, dove un infarto ha stroncato la vita del 25enne centrocampista Piermario Morosini, giocatore del Livorno. «Come ogni settimana – dice a Umbria24 Novellino – stavo seguendo il Livorno perché i miei rapporti con la squadra e la società anche dopo la chiusura del rapporto sono ottimi. Ho la morte nel cuore. Anche se non ho avuto la possibilità di allenare Morosini nel Livorno, il ragazzo  lo conoscevo bene avendolo avuto con me alla Reggina. Aveva qualità – continua -, tanto è vero che l’ho utilizzato al posto di un giocatore esperto come Volpi in almeno cinque o sei partite. Con lui avevo un buon rapporto, ricordo che era abbastanza introverso e taciturno; un ragazzo sfortunato che aveva avuto problemi a livello famigliare. Ero rimasto contento quando il Livorno lo aveva acquistato a gennaio».

Ho rivisto Perugia-Juve «So – prosegue il tecnico perugino – che era molto stimato dal ds Elio Signorelli e dai compagni. Mi stava entusiasmando l’impresa che stava realizzando il Livorno contro una delle squadre più forti del campionato che avevamo battuto anche all’Ardenza nel girone di andata quando la squadra era affidata a me». A Novellino non è sfuggita da subito la gravità dell’episodio: «Ho capito subito – dice – la gravità della situazione e ho rivisto gli stessi fotogrammi di quel 30 ottobre del 1977 quando durante Perugia-Juve perse la vita il povero Renato Curi».

Quante coincidenze Quante coincidenze con quella morte. Piermario Morosini giocava nella città dove vive la moglie Clelia e la famiglia del mai dimenticato centrocampista del Perugia. Quella Livorno dove Renato riposa e sulla cui tomba in costante pellegrinaggio portano fiori ad ogni ricorrenza anche i tifosi del Perugia. «E’ una tragedia grande che tocca da vicino tutto il calcio italiano – conclude Novellino -: sono passati 34 anni ma i progressi della scienza evidentemente non hanno potuto o saputo eliminare queste conseguenze così tragiche».

Il ricordo di Sabrina Curi Sabrina Curi, la figlia del campione del Perugia morto in campo, il 30 dicembre 1977 aveva due anni. Sabato pomeriggio, come spesso le accade, era sintonizzata sulla radio mentre da Monza stava raggiungendo il fratello, Renato junior, per trascorrere assieme il weekend. «Ho appreso la notizia da “Tutto il calcio minuto per minuto”. Un attimo dopo ho chiamato mia madre al cellualre, a Pescara, perché volevo essere io, con le cautele del caso, ad anticipare la notizia». Una volta arrivata a casa di Renato, Sabrina accendendo la tv ha appreso la notizia: «Ho guardato il video solo per pochi attimi – dice a Umbria24 -, poi non ce l’ho più fatta, mi sembrava di rivivere la tragedia di mio padre. Certi dolori se è possibile bisogna risparmiarseli perché fanno troppo male. Siamo tutti angosciati perché conosciamo sulla nostra pelle quello che vuol dire perdere un proprio famigliare all’improvviso mentre svolge un’attività sportiva». Sono passati 34 anni, la scienza ha fatto passi da gigante incredibili ma le tragedie continuano a consumarsi anche tra gli sportivi. «Pochi giorni fa – prosegue – la scomparsa di Germano Bovolenta, e anche lì un dolore grande per me e per la mia famiglia. Ci hanno chiamato i giornalisti per sapere il nostro punto di vista… cosa possiamo dire? Possiamo solo stringerci al fianco dei famigliari. Morosini aveva perduto i genitori, una tragedia nella tragedia. Siamo cresciuti, io e Renato, praticamente orfani. Mia madre Clelia è stata grndissima, non finiremo mai di ringraziarla. A Perugia abbiamo trovato nel concreto quello che significa solidarietà e vicinanza nel dolore: se ancora oggi la gente di Perugia, i tifosi, ricordano mio padre, questo rende se possibile più leggera la tragedia della nostra vita».

Repace: un dramma La notizia della morte di Morosini ha colpito profondamente anche il presidente del Comitato regionale umbro Luigi Repace, in partenza per il Gambia assieme al presidente della Lega dilettanti, Carlo Tavecchio. Nel paese africano verrà firmato nei prossimi giorni un protocollo d’intesa tra l’Umbria e le autorità locali per una collaborazione tecnica e organizzativa contestuale al passaggio di Luciano Mancini alla guida della nazionale africana: «Non conosco esattamente i dettagli di quanto accaduto a Pescara – commenta Repace -, ma la tragedia che si è consumata conferma l’assoluta necessità di dotare tutti gli impianti sportivi, di qualsiasi categoria, di defibrillatori. Una campagna che stiamo portando avanti nella Lega dilettanti da qualche anno. Quella di Morosini, come quella di Curi, è una tragedia per tutto il calcio italiano».

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