Il tribunale civile in piazza Matteotti

di Enzo Beretta

Il tribunale civile di Perugia ha ufficialmente dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale nei confronti dell’Istituto Enrico Fermi Srl, storica istituzione nel settore della formazione scolastica con sede in strada Lacugnano. La decisione, pronunciata il 25 ottobre 2024, segna una svolta critica per l’istituto che da tempo affrontava una crisi economico-finanziaria ritenuta «ormai irreversibile».

La dichiarazione di insolvenza La sentenza ha evidenziato una situazione di grave dissesto finanziario. «I dati emergenti dai bilanci e dalla documentazione contabile depositati sono indicativi di valori abbondantemente superiori alla soglia di legge dell’impresa ‘non minore’», si legge nel documento firmato dai giudici Teresa Giardino e Stefania Monaldi, le quali sottolineano come l’Istituto Enrico Fermi non sia «più in grado di adempiere regolarmente le obbligazioni assunte, condizione anche direttamente ammessa e comunque comprovata sia dagli allarmanti dati di bilancio sia dall’incapacità di fare fronte anche a pagamenti di importo modesto, o dilazionati, quali quelli promessi agli ex-dipendenti con il piano rateale di rientro non adempiuto». Secondo i magistrati della Terza sezione civile «ricorrono le condizioni previste dal Codice della Crisi per la dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale». La documentazione prodotta dall’azienda al tribunale – è scritto – è «carente dal momento che non solo non risulta approvato il bilancio dell’esercizio 2023, ma la documentazione prodotta non esprime la composizione del patrimonio aziendale, il suo grado di patrimonializzazione, il livello dei mezzi propri investiti, il totale delle risorse finanziarie disponibili, le fonti di finanziamento, la relazione tra queste ultime il capitale impiegato, sicché non appaiono definiti e chiariti né il fabbisogno finanziario necessario per la continuazione dell’attività, né la sua redditività attuale».

Richiesta di prosecuzione respinta La richiesta della società di continuare temporaneamente l’attività è stata respinta dal giudice. Secondo la sentenza «non sussistono le condizioni affinché la prosecuzione dell’attività non arrechi pregiudizio ai creditori». Inoltre, la crisi dell’Istituto è stata ritenuta strutturale e non congiunturale in quanto «le perdite derivano da una incapacità strutturale di generare reddito» e «la continuazione dell’attività rischia di diventare un esercizio pregiudizievole, da scongiurare in capo ai creditori». 

La nomina dei curatori e le prossime tappe Per gestire il complesso processo di liquidazione il tribunale ha nominato due curatori – la commercialista Cristina Bertinelli e l’avvocato Marco Bianchini – i quali avranno il compito di ricostruire la situazione patrimoniale dell’azienda, accedendo alle banche dati fiscali e contabili per identificare beni, debiti e crediti. Inoltre, al legale rappresentante dell’istituto sono stati concessi tre giorni per fornire tutta la documentazione contabile e fiscale obbligatoria, inclusi bilanci, libri sociali e dichiarazioni fiscali, pena l’inammissibilità di eventuali istanze. L’esame dello stato passivo è stato fissato per il 23 aprile 2025. I creditori e i terzi che vantano diritti reali o personali su beni dell’istituto dovranno presentare le proprie domande di insinuazione entro 30 giorni prima dell’udienza.

Perdite significative La sentenza pone l’accento sulla tutela della «par condicio creditorum», garantendo che tutti i creditori siano trattati equamente. Secondo il tribunale le cause dell’insolvenza sono da ricondurre a una crisi strutturale dell’azienda. Negli ultimi esercizi, i bilanci hanno registrato perdite significative, come i 4 milioni di euro dell’ultimo anno. La sentenza rappresenta un passaggio cruciale non solo per il futuro dell’Istituto Enrico Fermi, ma anche per i creditori coinvolti che ora confidano nella procedura concorsuale per vedere soddisfatte, almeno in parte, le loro richieste.

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