La manifestazione del 2012 contro gli arresti degli anarchici

di En.Ber.

L’inchiesta Scripta Manent della Procura di Torino che stamani ha portato all’arresto di sette anarchici è arrivata anche in Umbria. La Digos di Perugia e quella di Terni hanno perquisito due abitazioni tra Perugia e Orvieto: sono quelle di un giovane anarchico perugino, indagato, e del padre (completamente estraneo agli accertamenti).

La perquisizione Il perugino, già conosciuto in ambienti anarchici, viene considerato dai magistrati piemontesi vicino alla Fai, la Federazione anarchica informale. Gli agenti dell’ex ufficio politico hanno eseguito le perquisizioni stamani all’alba. Sono stati portati via computer, dispositivi elettronici, lettere e altro materiale cartaceo ora al vaglio degli investigatori. Il padre dell’anarchico perugino non è indagato, diversamente dal figlio, contro il quale non è stato comunque adottato nessun provvedimento cautelare.

«Plichi esplosivi e ordigni temporizzati» Secondo quanto ricostruito Torino era la base della Fai, l’associazione finalizzata a compiere atti di violenza con finalità di terrorismo ed eversione. Il materiale raccolto nel procedimento in carico alla Procura di Torino, in cui sono confluiti per competenza anche i fascicoli di indagine delle procure di Perugia, Genova, Milano, Bologna e Lecce ha consentito di dimostrare che la Fai è stata costituita per iniziativa di anarchici residenti in Piemonte che avrebbero «promosso, organizzato e compiuto attentati alla vita e all’incolumità delle persone attraverso l’utilizzo di armi, l’invio di plichi esplosivi ed incendiari nonché la collocazione di ordigni esplosivi temporizzati su diverse province del nostro Paese».

Il tentato sabotaggio della linea ferroviaria Poco più di un anno fa la Corte d’assise di appello di Perugia aveva condannato gli anarchici Alessandro Settepani e Sergio Maria Stefani, indagati nell’ambito dell’inchiesta Shadow dei carabinieri del Ros, ritenuti responsabili del tentato sabotaggio alla linea ferroviaria Orte-Ancona nel marzo 2008, quando vennero fermati a bordo di un’auto rubata con alcuni ganci metallici. A Stefani, condannato in primo grado soltanto per il furto della Lancia Y, è stata inflitta una pena pari a quattro anni di reclusione, un anno e mezzo invece a Settepani. Stefano Del Moro, Anna Beniamino ed Alfredo Cospito, considerati invece gli autori di un manifesto clandestino, sono stati condannati a tre anni di reclusione per istigazione a delinquere. In primo grado erano stati assolti con la formula «fatto non sussiste». La sentenza non è ancora definitiva.

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