Ci sono anche due perugini indagati nell’inchiesta della procura de L’Aquila, arrivata in seguito al crollo di alcuni balconi delle case costruite per i terremotati. La notizia è riportata dell’edizione odierna del Messaggero. Secondo quanto emerge, dopo il sequestro preventivo di 800 balconi e 494 appartamenti e tutti gli accertamenti disposti dal procuratore capo Fausto Cardella, insieme al suo sostituto Roberta D’Avolio, responsabili del crollo dei balconi sarebbero anche Carmine Guarino, un avellinese residente a Perugia come direttore di cantiere per 22 piastre antisismiche e il progettista perugino Dino Bonadies.

Accuse In particolare, il progettista non avrebbe previsto «in fase di progetto esecutivo la posa in opera di una guaina – strato di materiale isolante, idonea a proteggere dagli agenti atmosferici la struttura lignea del balcone di talché il legno marciva a causa dell’umidità che favoriva l’insorgere di fenomeni di marcescenza con conseguente crollo». Non avrebbe inoltre previsto «un corretto sistema di ancoraggio della ringhiera metallica, realizzata con montanti in ferro scatolare inseriti sul piano di calpestio, che favoriva l’infiltrazione di acqua e umidità». Per quanto riguarda Guarino invece, in violazione dei suoi doveri di controllo non avrebbe accertato «la conformità dell’opera la progetto: in particolare accettava i materiali, ne riteneva la conformità alla legge e dava corso al montaggio».

Balconi E quei balconi, crollati su quelli del piano di sotto il settembre del 2014, erano «in difformità da quanto previsto in progetto, consentendo l’installazione di pannelli in fibrocemento che non permettevano la traspirabilità della struttura lignea». Fatti questi che per chi indaga hanno configurato il reato di truffa ai danni dello Stato per 18 milioni di euro. Le altre accuse, contestate a 37 persone in totale sono crollo di costruzioni, disastro doloso e falso. E adesso, dopo l’avviso di conclusione delle indagini, la procura si appresta a chiedere il processo.

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