di Francesca Marruco
Lamberto conosceva il ragazzo che gli ha venduto l’Mdma. Era il fratello maggiore di un suo amico. Un grande di cui fidarsi. Lamberto e i suoi altri due amici erano partiti con le idee ben chiare da Città di Castello tanto da aver acquistato la droga tra il giovedì sera e il venerdì mattina e averla finita di pagare il sabato sera a Riccione. I ragazzi volevano provare quella sostanza proibita, lo hanno detto loro stessi ai carabinieri domenica mattina dopo la tragica morte di uno di loro: era la prima volta che prendevano quella roba.
La tragedia Una prima volta che per uno di loro, figlio unico di una stimata a conosciutissima coppia di Città di Castello, è risultata fatale. Le indagini devono ancora appurare se i tre giovani si siano drogati dentro o fuori la discoteca Cocoricò, gli inquirenti stanno visionando i filmati del locale. Certo è che quella droga i ragazzi l’avevano in tasca da oltre 24 ore. Lamberto era stato accompagnato a Pinarella di Cervia dai genitori il sabato pomeriggio, sarebbe rimasto a dormire a casa di alcuni conoscenti con i figli coetanei e il giorno dopo sarebbe tornato a casa. E invece i genitori, ora non possono fare altro che piangere Lamberto. Ed esigere giustizia.
CASTELLO SCONVOLTA PER LA MORTE DEL 16ENNE
Tutte le responsabilità Loro sono chiusi in un comprensibile silenzio, ma tramite il loro avvocato Roberto Bianchi fanno sapere che «vogliono andare fino in fondo» ed individuare «tutte le responsabilità che esistono in questa storia». Dunque non solo quella innegabile del 19enne incensurato, appena diplomato che aveva venduto loro la droga e che sopraffatto dal senso di colpa, appena ha visto i carabinieri a casa, ha confessato tutto cercando di collaborare il più possibile, ma anche verso la discoteca, e, forse anche contro i genitori presso cui dormivano i minorenni.
La famiglia dell’amichetto «Come è possibile – dice l’avvocato Roberto Bianchi – che un 16enne accompagnato a casa di un amichetto qualche ora prima, un padre lo debba poi ritrovare in un obitorio?. Valuteremo tutte le responsabilità che possono essere quella dei genitori che avevano in custodia il minore e che invece alle tre di notte non si sono preoccupati di sapere dove fossero, e anche quella dell’azienda che gestisce la discoteca che ha anche fatto una conferenza con un avvocato».
La discoteca L’avvocato ce l’ha con la gestione del Cocoricò perché, anche se la droga è stata acquistata altrove, «tutte le discoteche più importanti d’Europa non fanno entrare i clienti con le bottigliette d’acqua, perché dentro potrebbero esserci le droghe sciolte, mentre lì non mi risulta che succeda così». Il legale ci va giù pesante anche contro il 19enne denunciato:«Chi ha ceduto la droga a Lamberto, ha approfittato del fatto che era fratello del coetaneo amico della vittima». E non esita a parlare di «dose massiccia, che lo ha assassinato».
Autopsia Sempre secondo il racconto del legale, il padre si sarebbe scambiato messaggi con Lamberto fino alle due di notte circa, poi nessuno gli rispondeva più al telefono, fin quando non ha avuto la tremenda notizia. Lamberto non ce l’ha fatta. Martedì il magistrato di Rimini conferirà l’incarico per l’autopsia che verrà eseguita da un esperto nominato dalla procura, affiancato dal dottor Walter Patumi per la famiglia Lucaccioni e dal dottor Sergio Scalise Pantuso, nominato consulente della difesa del giovane denunciato.

Cari genitori, il vero responsabile è vostro figlio.
Ha acquistato la sostanza tre giorni prima e in grande quantità per essere la prima volta. Non si può parlare di incidente.
Per quanto difficile da accettare, il vero responsabile è lui.
Cari genitori, mi sa tanto che anche voi ne avete di responsabilità
eccome. Non si danno tutti quei soldi ad un ragazzo. I soldi vanno fatti
guadagnare con fatica, così uno ci pensa due volte prima di buttarli
così.
Poi il mondo è pieno di volpi che vogliono farci del male e
trarre vantaggio dai proventi della droga. Persone che cercheranno di usurpare il nostro cammino a loro vantaggio, ne saremo sempre circondati. Per questo se un figlio
assume della droga, la colpa non è del pusher, ma del fatto che non è stato
educato a sufficienza per stare alla larga da certe cose.