di Enzo Beretta

Il consumo dell’Ayahuasca, la droga degli sciamani dal potente potere allucinogeno, recentemente inserita nella tabella delle sostanze vietate, era stato scoperto in una comunità religiosa di Assisi nel lontano 2011 quando «alcuni soggetti» della Chiesa del Santo Daime, che in Italia conta alcune migliaia di fedeli, «erano stati ricoverati con gravi turbe psicomotorie al Reparto psichiatrico dell’ospedale di Jesi». E fu proprio l’allora comandante del Nas di Perugia, Marco Vetrulli, quando ancora le piante contenenti il principio attivo dell’Ayahuasca non erano nella lista delle sostanze stupefacenti, «in considerazione dell’alta pericolosità per la salute degli assuntori», a sollecitarne l’inserimento in tabella «come per le foglie di coca o per l’oppio», per considerare «a tutti gli effetti» la bevanda come «stupefacente». La bevanda rituale da secoli è al centro di cerimonie religiose e riti sciamanici in Amazzonia: si tratta di una bevanda rituale, decotto di una liana e di una foglia. Il ministero della Salute nel febbraio 2022 ha inserito l’ayahuasca nella tabella delle sostanze vietate, l’elenco degli stupefacenti rendendo, nei fatti, impossibile il sacramento «equivalente alla comunione per il cristianesimo». Eppure del potere terapeutico dell’ayahuasca si parla in decine di pubblicazioni scientifiche. La «Chiesa italiana del culto eclettico della fluente luce universale» (sede in provincia di Reggio Emilia) e il «Centro espírita beneficente união do vegetal in Italia» hanno presentato un ricorso respinto dal Tar e dal Consiglio di Stato.

Principio attivo «I primi accertamenti – scriveva Vetrulli del Comando carabinieri per la tutela della salute nel febbraio 2011 – permettevano di appurare come l’Ayahuasca è un estratto vegetale, già conosciuto dai popoli amazzonici e della cordigliera delle Ande, che veniva e viene utilizzato dagli sciamani o stregoni indigeni come principio intossicante, per i riti di comunicazione con il divino. L’estratto viene prodotto a partire da una liana del genere ‘Banisteriopsis’ (spesso Banisteriopsis caapi e Banisteriopsis inebrians). Sono molti i modi di preparazione ma il più comune è quello che prevede di grattugiare la corteccia dal fusto, farla bollire per molte ore fino a che si ottiene un liquido denso ed amaro che viene poi consumato per gli effetti psicoattivi. Il principio attivo che ne deriva è la sostanza N, N-dimetiltriptamina (Dmt-armina, tetraideroarmina, armalina)». Leggiamo ancora quanto veniva scritto ormai più di 12 anni fa: «Negli anni Novanta in America e in Europa si sono diffuse pratiche di preparazione e di uso dei cosiddetti ‘analoghi dell’ Ayahuasca’ o ‘Anahuasca’, bevande psicoattive ottenute mediante l’impiego di piante talvolta diverse da quelle utilizzate nell’Ayahuasca Dimetiltriptamina, la Banisteriopsis caapi contiene alcaloidi dell’armala, quali Armina ed Armalina». 

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