di Fra. Mar.
Il professore dell’istituto superiore di Assisi finito al centro di una bufera dopo che i genitori di un alunno lo avevano denunciato perché avrebbe insultato e picchiato il loro figlio in classe, è stato sospeso dall’insegnamento. La notizia è riportata nell’edizione di mercoledì del Giornale dell’Umbria. Il provvedimento, adottato dall’ufficio scolastico regionale e dal Miur, avrà per adesso durata di un mese.
Indagine Parallelamente al procedimento disciplinare, in procura a Perugia il pm Mara Pucci ha aperto anche un fascicolo penale con le contestazioni di lesioni e ingiurie. Secodno quanto raccontato dal minore e da alcuni suoi compagni di classe, l’alunno avrebbe reagito con una frase che, a sua volta, avrebbe provocato la reazione violenta del docente, il quale avrebbe colpito il ragazzo con calci e pugni. Secondo il racconto il professore, passeggiando per l’aula, guardando con insistenza il 14enne gli avrebbe detto che «essere gay è una brutta malattia». Una frase ripetuta al ragazzo, chiamato per nome e cognome, dato che quest’ultimo non aveva sentito. «Certo che dico a te, è brutto essere gay. Tu ne sai qualcosa». A quel punto il 14enne avrebbe risposto: «Sicuramente, da quando conosco lei».
La denuncia A questa frase il docente avrebbe reagito assestando due calci alle gambe, due pugni sulle spalle per poi stringere il collo del ragazzo. Lo studente, dopo un momento iniziale di titubanza, ha riferito quanto successo prima ad altri compagni di scuola, poi ai genitori, che lo hanno accompagnato in ospedale. Proprio in base alla segnalazione dell’ospedale che ha curato il ragazzo riscontrando anche un grande ematoma su una coscia, la polizia aveva avviato i primi accertamenti, cui sono seguite indagini a riscontro della successiva denuncia nei confronti del docente presentata dal legale della famiglia del ragazzo.
La versione del professore Il docente, si era difeso con Umbria24 dicendo: «Loro dicono che ho dato dell’omosessuale a un ragazzo, lui poi mi ha risposto male e io lo avrei anche picchiato. In sostanza è successo che stavamo in classe, parlavamo di privacy dei clienti dentro l’albergo, spiegavo loro che noi dobbiamo tutelare la privacy del cliente di ogni razza, colore, tendenza religiosa e anche sessuale. Qualche spiritoso ha detto “possono venire anche i gay”? E io ho detto “certo micaè una brutta malattia”. Quell’alunno lo guardavo perché disturbava i compagni di classe, gli ho detto “a te non ti interessa l’argomento”? Intendendo la lezione e non gli ospiti gay. Lui ha detto “sicuramente dopo che ho conosciuto lei…”. Io non ho ribattuto in messun modo, solo dopo gli ho dato una bottarella sulla gamba e gli ho detto “metti dentro ste gambe” perché stava seduto scomposto, gli ho anche messo una mano tra il collo e la spalla e gli ho detto “devi stare attento e non creare problemi”».
