di Maurizio Troccoli

E’ il dopo partita di Perugia Cesena, quello dello scorso 26 settembre, che fa «incazzare» alcuni «ultrà» del Perugia. Quel dopo partita che ha registrato momenti di tensioni e che è finito con il bilancio di un steward e alcuni poliziotti feriti. Il bilancio parla anche di un arresto tra i sostenitori del Grifo e di diverse diffide.

L’intervista Umbria24 ha incontrato un esponente degli ultrà ‘Ingrifati’, il gruppo della ‘Nord’ che conta «più colpiti» dai provvedimenti di polizia, tra tutti i destinatari dei Daspo. A denunciarlo sono gli stessi ‘Ingrifati’ attraverso una nota stampa, ma come sono andati, a parere di chi era tra quegli ultrà, quel giorno, i fatti? «Premesso che chi conosce il codice ultrà – spiega a Umbria24 un esponente degli ‘Ingrifati’ – e chi conosce il nostro gruppo sa che non fa parte di noi e del nostro modo di essere, il fatto di incazzarci con un arbitro per una partita. Premesso che per un ultrà vero può esistere l’ipotesi dello scontro con gli ultrà avversari, ma non le bazzecole da tifoso, dico che quel giorno, noi non abbiamo fatto nulla di diverso da tutti gli altri giorni, nel dopo partita. Siamo usciti dalla curva e ci siamo diretti verso il nostro punto di incontro che è sempre quello, di fronte gli spogliatoi. Abbiamo assistito appunto a chi protesta dietro gli spogliatoi e alle altre cose di ogni partita. Quel giorno nessuno ha lanciato nè una monetina, nullla di nulla, ci siamo solo visti arrivare i celerini addosso. Hanno attraversato la strada e ci hanno caricato. Qualcuno ha reagito».

Fatti precedenti L’esponente degli ‘Ingrifati’ continua il suo racconto collegando gli episodi di quella domenica a episodi precedenti. «Siamo stati due volte a Frosinone e chi è venuto sa di cosa parlo, in entrambe le occasione ci hanno caricati. Questa volta a Perugia era un gruppo della celere romana che ci ha aggrediti senza una evidente ragione. Senza che nessuno avesse fatto nulla. Consideriamo assolutamente inaccettabili e da non credere i provvedimenti compiuti dalla polizia perugina. Fino a sette anni di diffida con 5 anni di obbligo di firma, non si era mai visto una roba del genere, per simili motivi, e non se ne comprende la ragione. Crediamo che questo tipo di atteggiamento aggressivo non va nella direzione di allentare la tensione».

Curva Nord L’esponente degli Ingrifati, sollecitato da chi scrive, risponde anche sul clima della curva. Sia dal comunicato che dal comportamento della curva Nord la scorsa domenica, si evidenzia della ‘ruggine’ tra i vari gruppi organizzati di ultrà. Durante la gara infatti gli ‘Ingrifati’ si sono trovati da soli a lanciare alcuni cori, mentre le altre tifoserie non li hanno seguiti. C’è voluto del tempo per comporre una curva che ha diverse anime, ma quest’anno si è assistito a cori che partono all’unisono e a una buona intesa in perfetto stile del ‘rispetto dei codici ultra’. Ma qualcosa sembra cambiato. Non è così? «Si è così. Ma è dovuto al fatto che non siamo tutti ultrà. Ci sono i veri ultrà, quelli che vivono da ultrà e ci sono i sedicenti ultrà. Di questi ultimi ce ne sono molti anche nella nostra curva Nord, purtroppo. Chi conosce i codici ultrà sa di cosa parlo. Se io vedo un ultrà del Perugia, anche che non è della mia stessa componente, aggredito, io vado a dargli una mano. Chiaro? Ecco questo non lo posso dire per gli altri. Tutto qui. Per tutto il resto invece preferisco che i panni sporchi ce li laviamo in casa».

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