Foto di Michał Parzuchowski su Unsplash

I presidenti dell’Intergruppo parlamentare «Obesità, diabete, malattie croniche non trasmissibili», il deputato Roberto Pella e la senatrice Daniela Sbrollini, annunciano un’iniziativa istituzionale dopo il caso del bambino umbro di 9 anni con diabete di tipo 1 che, secondo quanto emerso nei giorni scorsi, sarebbe stato sottoposto a un lungo controllo di sicurezza all’aeroporto di Londra Stansted, perdendo il volo insieme alla famiglia.

«Se la vicenda sarà ufficialmente confermata – dichiarano i due parlamentari – rappresenta un fatto gravissimo e sconcertante, non ammissibile per l’impatto discriminatorio e stigmatizzante nei confronti di un minore e della sua famiglia, trattando di fatto una malattia come una colpa». Pella e Sbrollini spiegano di aver ricevuto una nota dall’Associazione giovani con diabete (Agd) Umbria e annunciano che, in caso di conferma ufficiale dei fatti, l’Intergruppo parlamentare segnalerà l’accaduto ai ministri degli Affari esteri, delle Infrastrutture e della Salute, oltre a trasmettere una comunicazione all’ambasciatore italiano nel Regno Unito.

La vicenda, riportata da diversi organi di informazione, riguarderebbe una famiglia umbra partita per Londra per un viaggio organizzato come regalo di prima comunione del figlio. Ai controlli di sicurezza, il bambino, che indossava un sensore per il monitoraggio continuo della glicemia e un microinfusore di insulina, sarebbe stato fermato insieme al padre nonostante la famiglia avesse presentato tutta la documentazione medica, compresa una certificazione in lingua inglese.

Secondo la ricostruzione, i genitori avrebbero spiegato che i dispositivi, in base ai protocolli internazionali, non devono essere sottoposti né a scanner corporei né a metal detector per evitare possibili danni al loro funzionamento. Il personale aeroportuale avrebbe invece disposto controlli approfonditi: padre e figlio sarebbero rimasti per circa 45 minuti in una sala separata, mentre sarebbero stati ispezionati i dispositivi medici, il telefono utilizzato per ricevere i dati glicemici e perfino la scorta di insulina, sottoposta a test antidroga.

Il prolungarsi delle verifiche avrebbe impedito alla famiglia di raggiungere il gate prima della chiusura dell’imbarco. La compagnia aerea, sempre secondo quanto riferito dai familiari del bambino, non avrebbe consentito l’accesso al volo né previsto deroghe, costringendo i genitori ad acquistare nuovi biglietti e a trascorrere la notte all’interno dell’aeroporto.

«Il danno non è stato soltanto economico, ma soprattutto umano e psicologico – aggiungono Pella e Sbrollini –. Il bambino si sarebbe sentito responsabile dell’accaduto, arrivando a chiedere scusa ai genitori per una condizione di salute che non può essere considerata una colpa. È un episodio inaccettabile che rischia di alimentare lo stigma verso le persone con diabete».

I presidenti dell’Intergruppo ricordano infine l’impegno portato avanti insieme alla comunità medico-scientifica e alle associazioni dei pazienti per contrastare ogni forma di discriminazione. «Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune e non può essere confuso con un rischio per la sicurezza. Vicende come questa rafforzano la necessità di mantenere alta l’attenzione sul tema e di promuovere iniziative affinché episodi simili non si ripetano».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.