di Daniele Bovi
Un vero e proprio scossone a poco più di due settimane dal voto. La procura di Perugia, guidata da Raffaele Cantone, ha chiesto l’archiviazione per la presidente della Regione Donatella Tesei e l’assessora Paola Agabiti, indagate per l’ipotesi di abuso d’ufficio in un’inchiesta in relazione all’utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo rurale. La richiesta di archiviazione della Procura alla luce dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio scattata con la riforma Nordio. Nel corso del pomeriggio è stato poi l’avvocato Nicola Di Mario, che rappresenta Agabiti, a spiegare che il gip ha già disposto l’archiviazione.
L’inchiesta Le indagini – partite da un esposto arrivato a fine 2023 – sono andate avanti per mesi (gli accertamenti erano stati delegati alla guardia di finanza di Perugia, più volte arrivata nei palazzi della Regione per acquisire le carte) e il procedimento è ruotato intorno a un bando predisposto tra il 2021 e il 2022 dalla Regione per lo sviluppo di filiere agricole. La richiesta di archiviazione della procura al gip è arrivata solo in seguito all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio voluta dal governo Meloni.
Il bando In particolare si parla di un bando da 10,7 milioni di euro per la costituzione della filiera umbra del tartufo, al quale ha partecipato, ottenendone 4,8, anche la Urbani tartufi, azienda per la quale lavora il figlio di Tesei, mentre Gianmarco Urbani come noto è il marito di Agabiti oltre che proprietario della società. Stando a quanto emerso, il figlio di Tesei è stato assunto a tempo indeterminato durante il periodo in cui è stato aperto il bando. Complessivamente attraverso l’istruttoria i soldi erano stati assegnati – senza irregolarità per la procura – a cinque aziende.
Mancata astensione Gli inquirenti hanno però contestato l’abuso d’ufficio dato che Tesei e Agabiti nel corso della seduta di giunta in cui sono stati approvati gli atti non si sono astenute; astensione necessaria per la procura visto il conflitto di interesse. Le delibere sono invece state approvate all’unanimità. Nel corso delle indagini è stato sentito, come persona informata dei fatti, anche il vicepresidente della giunta e assessore all’Agricoltura, Roberto Morroni.
L’iter In particolare l’iter amministrativo del bando era partito il primo settembre del 2021 con la delibera 820, quella con la quale si ripartiscono le risorse del Psr, il Piano di sviluppo rurale alimentato coi fondi UE; il 15 dello stesso mese con la 849 sì dà l’ok a nuovi bandi per la «Cooperazione di filiera per la creazione e lo sviluppo di filiere corte»; bandi dedicati in particolare a tartufo, olio e luppolo per un totale di 12,7 milioni, 5,4 dei quali dedicati al tartufo. In particolare 4,4 erano dedicati a «interventi delle imprese agricole» e uno a quelli delle imprese «agroindustriali». Cifra che nei mesi a seguire lieviterà fino a 10,7 milioni.
La difesa di Agabiti In una nota l’avvocato Nicola Di Mario, legale di Agabiti, sottolinea che l’indagine è già stata archiviata. Secondo Di Mario «laddove non fosse stata disposta l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la originaria e provvisoria contestazione di reato elevata a carico della dottoressa Paola Agabiti sarebbe risultata del tutto infondata sul piano giuridico». Quanto alla delibera 820 «non integrava alcuna strumentalizzazione della funzione da parte dell’assessore Agabiti in quanto si limitava a prendere atto della allocazione di nuove risorse finanziarie a favore del Piano sviluppo rurale della Regione Umbria in ossequio alle determinazioni assunte dal presidente del Consiglio dei Ministri in data 17 giugno 2021 e nel rispetto dei contenuti normativi di cui alla legge 23 luglio 2021». Per Di Mario «Trattandosi di provvedimento a contenuto recettizio e vincolato – aggiunge – non poteva configurarsi, neppure sul piano teorico, un esercizio deviato delle attribuzioni connesse alla carica istituzionale ricoperta da Agabiti. Allo stesso modo non integrava alcuna violazione di norme penali la deliberazione numero 849 del 15 settembre del 2021 assunta dalla Giunta regionale dell’Umbria. Infatti, il provvedimento amministrativo si contraddistingue come atto di pianificazione a carattere generale». Delibera in cui non vengono assegnate «risorse patrimoniali ad alcun soggetto beneficiario essendosi limitato ad individuare le misure di intervento ad efficacia reale e non personale».
Tesei A parlare anche la presidente Tesei, che sostiene di aver «appreso la notizia solamente oggi e solo perché ne hanno parlato i giornali. Mi risulta che l’indagine era iniziata da tempo e già questo dimostra ancora una volta la correttezza dell’operato della mia amministrazione. Per il resto, in attesa di consultare gli atti, assisto alla consueta attività di strumentalizzazione e mistificazione, con argomenti di ignobile livello, amplificata dalla vicinanza della scadenza elettorale».
Pd e M5S La vicenda potrebbe essere discussa il 5 novembre in consiglio regionale, dove Pd e M5S vogliono presentare delle interrogazioni. Per il segretario dem Tommaso Bori la notizia «svela con tutta evidenza un sistema consolidato che si è servito delle istituzioni per finanziare aziende di famiglia. La circostanza mette in evidenza i rapporti tra il gruppo Urbani Tartufi legato ad Agabiti, in cui per altro risulterebbe lavorare anche il figlio della presidente Tesei, e la giunta regionale in una condizione di palese conflitto di interessi. Sintomatico il fatto che l’indagine per abuso d’ufficio venga archiviata, soltanto per l’abrogazione del reato approvata dal governo Meloni e dalla sua maggioranza. Si tratta di un fatto grave su cui interrogheremo le dirette interessate durante la prossima seduta del Consiglio regionale del 5 novembre».
