di F.T.
La partita di giovedì in Cassazione ha catalizzato l’attenzione di Ast e dei suoi legali a cui non è comunque sfuggita l’eco dell’indagine messa in campo dalla procura di Terni e dal corpo forestale dello Stato che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di quattro dipendenti dell’azienda – due dirigenti e altrettanti tecnici – con ipotesi pesanti, su tutte l’associazione per delinquere a scopo di estorsione.
La replica di viale Brin è affidata all’avvocato Attilio Biancifiori che fa parte del pool dei legali dell’azienda. Il punto di vista sull’indagine è piuttosto chiaro: «Riteniamo – afferma – che la denuncia da cui è partito tutto sia stata formalizzata dal titolare di un’impresa privata che per lungo tempo ha lavorato all’interno dell’acciaieria, fino a quando, in ragione di inadeguatezze organiche e inadempimenti, Ast non ha deciso di risolvere il contratto. Siamo convinti che alla base delle querele ci sia solo una finalità strumentale, legata ad interessi personali. Non certo la volontà di tutelare l’ordine e la sicurezza».
Il nodo Dalla denuncia dell’imprenditore, alle verifiche, fino alle controquerele di Ast: la storia va avanti da tempo. «Gli esposti presentati nei mesi scorsi dalla ditta – spiega l’avvocato Biancifiori – sono stati inoltrati non solo alla procura, ma anche a numerosi diversi soggetti istituzionali del territorio, dall’Asl alla prefettura, dal comune alla regione. A queste denunce, riguardanti in particolare gli aspetti della sicurezza e degli impianti, hanno fatto seguito controlli specifici e accurati da parte degli enti preposti. Tutte le verifiche hanno dato esito negativo e in ragione di ciò, viste le evidenti falsità affermate, nei mesi scorsi abbiamo provveduto a denunciare il titolare della ditta per diffamazione ed estorsione. Il nostro auspicio è che la stessa attenzione investigativa posta su Ast, venga destinata anche a questo aspetto tutt’altro che secondario».
Nel merito dei quattro indagati, il legale di Ast spiega come la richiesta di proroga delle indagini sia stata inviata «a due dirigenti e a due tecnici a cui, in precedenza, non era mai pervenuta alcuna comunicazione relativa ad indagini a loro carico. Peraltro i quattro dipendenti – prosegue – occupano posizioni e mansioni molto diverse fra loro e fatichiamo a comprendere quali fattispecie di reato possano configurarsi».
La lista Sulla maxi-richiesta di documenti da parte della procura: «Contestualmente al ricorso presentato in cassazione – afferma Attilio Biancifiori -, Ast si è messa a disposizione fornendo tutto il materiale richiesto. Una documentazione vasta e complessa che ha comportato uno sforzo organizzativo non comune da parte dell’azienda e che dimostra, ancora una volta, come non ci sia nulla da nascondere».
