Gli uomini del Noe in Valnestore (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Strani avvertimenti» e «intimidazioni in stile mafioso». Sono almeno tre gli episodi al centro di una denuncia, presentata sabato mattina alla Procura della Repubblica di Perugia da Floriano Bellavita, che a partire dal giugno 2016 ha deciso di riferire alla magistratura che sta indagando sul caso delle ceneri interrate nella Valnestore «alcune circostanze e fatti precisi relativi all’inchiesta che la Procura della Repubblica sta conducendo». Bellavita, ha spiegato il suo avvocato Valter Biscotti sabato mattina, ha in particolare denunciato di aver trovato ad agosto un foglietto appeso alla sua pompa di benzina con scritto «stai attento»; a ottobre, forse con un martello, gli è stato rotto un gradino delle scale di casa sua e in questo caso è stato lasciato un altro foglietto con la scritta «attento a non inciampare». L‘ultimo episodio in ordine di tempo, datato 7 dicembre, e il più inquietante, riguarda il ritrovamento di uno dei cani di Bellavita impiccato: l‘animale è stato ritrovato appeso con il guinzaglio all’ingresso dell‘allevamento di Bellavita, e anche in questo caso c’era un cartello: «Ancora non hai capito».

Il racconto Bellavita, come spiega Biscotti, fa parte del comitato Soltanto la salute che si batte per la difesa del territorio della Valnestore «ed è uno dei più attivi. I fatti denunciati sono di gravità inaudita e non vanno taciuti ma nessuno si fermerà, siamo sulla strada giusta. Bellavita ci ha fornito indicazioni preziose da un punto di vista investigativo e tutto è stato verificato dal pm, che lo ha ritenuto rilevante». Il legale sottolinea che al momento non si sa qual è la mano che ha compiuto quei gesti mentre Bellavita sostiene che all’inizio non ha voluto parlare di quanto successo, «neppure ai miei familiari. Ma paura non ne ho. Sono orgoglioso di far parte del comitato e tutto quello che vogliamo è che si faccia chiarezza e che si bonifichi il territorio». Sabato è poi emerso che vittima di intimidazioni non è stato solo Bellavita. Come raccontato dal presidente del comitato Ivano Vitali, nelle settimane scorse sono state depositate dai rappresentanti del comitato due denunce alla caserma dei carabinieri di Tavernelle.

IL COMITATO: «SERVE NUOVA INDAGINE SUI TUMORI»

Altre minacce La prima riguarda minacce fatte quattro mesi fa con dei cartelli con al centro il figlio di Vitali, la seconda, risalente a due mesi fa, la ruota dell’auto di quest’ultimo al quale erano stati svitati tre bulloni su quattro «e non credo – dice Vitali – che sia un qualcosa di casuale». Al centro della vicenda che interessa la Valnestore ci sono anche i malati e le loro famiglie. Centocinquanta quelli che hanno deciso di mettere tutte le carte nelle mani di Biscotti. Cittadini e altri rappresentanti del comitato sono tornati a chiedere una indagine epidemiologica approfondita: «Io penso che dagli anni Sessanta a oggi, cioè da quando la centrale ha aperto – sostiene Bellavita – circa 400 persone siano morte di tumore in un’area con meno di duemila abitanti. Faccio un esempio: dei primi quattro che trasportavano le ceneri, tre sono morti così». «La vecchia centrale – gli fa eco Biscotti – ha ammazzato centinaia di persone». Per l’interno territorio il legale stima complessivamente danni per un totale di circa un miliardo di euro e perciò «abbiamo il dovere morale e civile di scoprire tutto».

IL CASO VALNESTORE

Il comitato Nel corso della conferenza stampa, che si è tenuta nello studio del legale perugino, il comitato ha annunciato che verrà chiesto a Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, di intervenire nella zona e che qualche malato intende chiedere al pm la possibilità di fare analisi privare a proprie spese. «Vogliamo che si indaghi – dice Vitali – su alcuni punti precisi ma purtroppo troviamo resistenza e abbiamo l’impressione che ci si voglia girare intorno. La nostra preoccupazione più grande è che oltre alle ceneri lì sotto ci siano materiali ancora più pericolosi». Un’altra novità resa nota sabato è il ritrovamento di vecchie analisi, risalenti a 20 o 30 anni fa, relative a pozzi poi chiusi perché pericolosamente inquinati. «Sono altri rispetto a quelli coinvolti adesso – spiega Biscotti – ma bisognerà vedere se le situazioni sono comparabili con quelle oggetto di indagine ora». Infine il comitato chiede una gestione più attenta delle aree poste recentemente sotto sequestro: «Vediamo – dicono – cancelli aperti e auto che vanno e vengono di notte. Occorre fare attenzione».

Twitter @DanieleBovi

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