di Fra. Mar.
«Affermazioni destituite di qualsivoglia fondamento, offensive e non veritiere». Antonio Perelli, ex capo del servizio accreditamento e valutazione di qualità dell’assessorato alla sanità dell’Umbria, indagato insieme a due suoi dirigenti nell’ambito dell’inchiesta sui farmaci stoccati detenuti illegalmente, bolla così le parole che uno dei suoi dirigenti, indagato insieme a lui, Luca Orlandi, avrebbe detto agli inquirenti il 5 giugno scorso, ed uscite in un articolo su La Nazione.
Orlandi Orlandi in particolare avrebbe detto che «le pratiche attenzionate dal Perelli sono tutte proposte da persone amiche al Perelli». E ancora: «Quando mi dimostravo contrario a qualche provvedimento lo stesso si dimostrava abbastanza irritato e alterato tanto da farmi desistere da ogni altra rimostranza per paura di ripercussioni sulla mia carriera».
Perelli Ma Perelli,difeso dall’avvocato Alessandro Vesi, dirama una nota in cui spiega che «gli atti amministrativi di riferimento attestano oggettivamente una realtà ben diversa e contraria ad affermazioni offensive e non veritiere.
Sono certo – aggiunge – che dagli approfondimenti investigativi emergerà la correttezza e terzietà con la quale ho svolto il mio lavoro. Vi è sempre stata con i colleghi, Orlandi compreso, una totale condivisione figlia del confronto e del rispetto reciproco, finalizzata al buon andamento della pubblica amministrazione».
Pratiche anomale Ma Orlandi, sempre secondo il pezzo de La Nazione, avrebbe detto altro. E quelle 8 pratiche anomale riguardano anche quelle farmacie i cui titolari sono finiti nel registro degli indagati per aver detenuto farmaci come deposito senza autorizzazioni. E Orlandi avrebbe raccontato di «essere andato da Perelli a rappresentargli che era necessario sospendere l’autorizzazione. Disse di soprassedere, io ho insistito ma lui non ha inteso firmare alcun atto». Stesso discorso per la farmacia di Gubbio, e anche per quella Perelli di Deruta.
Il secondo filone L’inchiesta partita con la perquisizione dei Nas all’assessorato alla Sanità il 5 giugno scorso si è poi anche sviluppata su un secondo filone, relativo a dei presunti favoritismi in due concorsi per stabilizzare dei dirigenti farmacisti. In tutto dieci indagati, con nomi di primissimo piano come appunto Antonio Perelli e il direttore generale della Asl1 Giuseppe Legato.
Favoritismi Nel primo avviso di garanzia, il pm Mario Formisano aveva specificato che: Attualmente «non vi è prova di fatti di corruzione ma vi sono ampie tracce di favoritismi e forzature della legge» e anche «un groviglio di relazioni equivoche in cui sono coinvolti dei pubblici funzionari».
