Forestale alla Gesenu

di Francesca Marruco

C’è un pool di amministrativisti di fuori regione al lavoro per decidere se Gesenu resenterà ricorso al Tar contro l’interdittiva antimafia emessa dal prefetto Antonella De Miro nei confronti della società di smaltimento rifiuti. Non è ancora chiaro cosa deciderà di fare il management di Gesenu, e anzi, secodo quanto emerso, ci sarebbero forti divisioni all’interno tra parte pubblica e parte privata col Comune di Perugia più schierato con la prefetta di ferro e i soci privati ( Manlio Cerroni e La Diego Carlo Noto) che propendono più verso il ricorso. Intanto quindi, la strada del consulto di superesperti per valutare il margine di riuscita dell’eventuale operazione.

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La difesa Perchè le parole del prefetto De Miro sono assolutamente pesanti, ma Gesenu ha tutte le intenzioni di difendersi spiegando il perché di tutti quegli elementi che hanno portato la prefetta di ferro ad emettere la prima interdittiva antimafia per una partecipata umbra. Un provvedimento duro in cui si legge: «Non può totalmente escludersi la familiarietà e/o permeabilità ad ambienti criminali. Al momento, si ritiene opportuno considerare che già queste presenze indicano una familiarità e/o permeabilità agli ambienti criminali dislocati su varie aree del territorio nazionale».

SUMMIT REGIONE-SINDACI

Licenziamenti in Sicilia? Ma Gesenu vuole spiegare come mai quei 29 dipendenti pregiudicati, alcuni vicini ad ambienti mafiosi, erano finiti tra le fila dei netturbini catanesi della partecipata umbra: perché quando si subentra in un appalto, si accoglie anche tutto il personale della società da cui provenivano. E non hanno saputo degli arresti e delle condanne? Sembrerebbe di no. O almeno questa sarebbe la versione. Ad ogni modo, tra le possibili conseguenze c’è quella che questi impiegati vengano licenziati in tronco.

LE PRIME PERQUISIZIONI DELL’INDAGINE

Appalti Per quanto riguarda invece l’altra spinosissima questione dei dirigenti Gesenu indagati i Sicilia per associazione a delinquere e traffico illecito di rifiuti, dalle parti dell’azienda spiegano che per quel procedimento è stato lo stesso pm a chiedere il proscioglimento per due persone, per gli altri due invece incombe la prescrizione. Resta comunque il fatto che questi elementi sono stati pesati dal prefetto De Miro come assolutamente gravi. Adesso resterà da capire cosa succederà per tutti gli appalti esistenti. Intanto tutte le stazioni appaltanti sono state invitate a comunicare tutte le informazioni.

Barelli Della questione ha parlato anche il vicesindaco Barelli il quale ha confermato che l’Amministrazione ha partecipato in questi giorni a diversi incontri con Regione ed altri sindaci dell’ati 2 e non, i cui territori sono interessati dai servizi di Gesenu. «Come noto – ha detto – le vicende siciliane sono in via di dismissione tanto è vero che Gesenu sta cercando di uscire dalla partita anche grazie al recupero di gran parte dei crediti vantati (40 milioni sui 52 totali). Nelle vicenda siciliana, in particolare, è stata segnalata una criticità legata alla presenza di circa 29 dipendenti ritenuti vicini alle cosche, “ereditati” da Gesenu rispetto alla precedente gestione nel momento in cui sono stati ottenuti gli appalti (mantenimento dei livelli occupazionali). «Come Comune – ha detto il vice sindaco – si sta dando esecuzione alla richiesta del prefetto volta alla fornitura di documenti sui contratti in essere, che abbiano rilievo per l’interesse pubblico e per i livelli occupazionali. Ciò consentirà al prefetto di passare alla fase successiva, presumibilmente una nomina di un commissario per la gestione dei contratti di interesse pubblico onde garantire continuità del servizio. Non sarà, dunque, commissariata l’intera società, ma solamente i singoli contratti. Il cda, pertanto, rimarrà in piedi per la gestione dell’ordinaria amministrazione».

Problema ospedale Questa situazione, in ogni caso, sta ingenerando alcune criticità. Con la Regione, in particolare, è emerso il problema connesso al contratto vigente tra Gesenu ed azienda ospedaliera, scaduto il 7 ottobre. «Stante la situazione attuale – ha detto ancora Barelli -, non è giuridicamente possibile che possa venir prorogato all’azienda di Ponte Rio tale contratto. In relazione al tema delle discariche, invece, Barelli ha evidenziato che non dovrebbero emergere problemi circa l’utilizzo degli impianti, in quanto funzionali all’interesse pubblico connesso ad alcuni servizi essenziali. La durata del provvedimento prefettizio è correlata al permanere delle condizioni di sospetto indicate nell’atto. Sotto questo profilo resta centrale il problema dei soci privati, intorno ai quali ruota l’intera vicenda. Questa situazione dovrà essere risolta, in quanto di fatto intralcia la funzionalità della società; il problema è che trattandosi di una spa non è pensabile estromettere de plano qualcuno».

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