Entra nel vivo il progetto U-Savereds per la conservazione dello scoiattolo rosso e della biodiversità nell’Appennino. A un anno dall’avvio, del programma finanziato dall’Ue, sono stati presentati i primi risultati del monitoraggio effettuato sulle popolazioni di scoiattolo grigio e rosso in Umbria. A fare il quadro della situazione sono intervenuti Valentina La Morgia, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, coordinatrice del progetto, e Umberto Sergiacomi, responsabile dell’Osservatorio faunistico regionale.
Monitoraggio Durante l’incontro con la stampa, è stato ricordato che il progetto è nato dall’obbligo di dare attuazione al Regolamento europeo sulla prevenzione, gestione e diffusione delle specie alloctone invasive: nello specifico, facendo fronte alla minaccia di estinzione cui lo scoiattolo comune europeo (più spesso conosciuto come scoiattolo rosso) sta andando incontro, in seguito alla presenza e all’espansione, anche in Umbria, dello scoiattolo grigio americano. «Specie aliena, questa – è stato detto – che si è cominciata a diffondere in Umbria a partire dai primi anni 2000, soprattutto come conseguenza di incauti acquisti come animali di affezione». Tuttavia fino al 2009 la sua presenza è rimasta sconosciuta alla comunità scientifica e alle istituzioni e, in questo gap temporale, la specie si è espansa fino ad interessare un’area di almeno 50 Km quadrati. Si stima che, ad oggi, ci siano in Umbria circa 1.500 esemplari di scoiattolo grigio, che «in seguito all’instaurazione di una competizione per lo spazio e per le risorse alimentari, causa la scomparsa del rosso» .
Le fasi fino alla rimozione Il progetto, che ha una durata di 4 anni (ottobre 2014-ottobre 2018), adesso prevede una fase informativa sul tema della difesa della biodiversità e, in seguito, la fase gestionale finalizzata alla rimozione degli scoiattoli grigi, tramite sterilizzazione, trasferimento in altre aree e soppressione eutanasica indolore.
Pericolo estinzione «E’ evidente – ha commentato La Morgia – l’inversione della proporzione tra le due specie con una forte probabilità di estinzione per la specie autoctona. In questo scenario e senza nessun intervento, per altro oggi obbligatorio per legge, forti sarebbero i danni per l’ecosistema dell’Appennino umbro con una grave perdita per la biodiversità. Lo scoiattolo rosso svolge, tra le altre, una funzione importantissima per la rigenerazione e la conservazione dei nostri boschi, cosa che la specie americana non fa. Da tenere in considerazione ci sono anche i danni economici legati all’espansione dello scoiattolo grigio che potrebbe causare danni ad alcune coltivazioni».
Altre specie alloctone Fermare le specie alloctone invasive è una delle misure urgenti adottate dall’Unione europea per raggiungere gli obiettivi 2020 fissati dalla Strategia europea per fermare la perdita di biodiversità. Una risposta attesa da tempo dalla comunità scientifica e dai principali organismi europei che si occupano di conservazione della natura (IUCN Europe, WWF Europe, BirdLife Europe, EEB) che nel 2014 hanno accolto con favore l’adozione del Regolamento UE 1143/2014 sulla prevenzione e gestione dell’introduzione e diffusione delle specie alloctone invasive (IAS) e di cui la lista delle specie è il primo passo. La ricaduta pratica di questa lista è il divieto, a livello europeo, di possesso, allevamento, trasporto e commercializzazione, con la previsione di severi controlli e l’eradicazione di queste 37 specie di flora e fauna, tra cui vi sono – oltre allo scoiattolo grigio – il gambero rosso della Lousiana, lo scoiattolo grigio e la nutria sudamericana. Soggetti attuatori del progetto sono in Umbria: l’Ispra, la Regione Umbria, il Comune di Perugia, l’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, l’Agenzia regionale parchi del Lazio, l’Istituto Oikos e Legambiente Umbria.

Ah, magie del politically correct… Per non suscitare le reazioni furibonde dell’animalismo integralista, l’eradicazione (=sterminio) diventa “rimozione” e i mezzi sarebbero: 1) Sterilizzazione, pratica notoriamente efficacissima e poco costosa, 2) Trasferimento in altre aree, cioè li spostiamo a far danni altrove, 3) Soppressione eutanasica, ma, sia ben chiaro, “indolore”. Ma per favore…! Se si volesse veramente risolvere il problema e salvaguardare la sopravvivenza dei nostri “folletti rossi”, basterebbe semplicemente copiare pari pari il sistema che hanno usato nella civilissima Inghilterra per liberarsi dalle nutrie. Senza tanti studi, monitoraggi e consulenze… agli amici degli amici.