di Francesca Marruco
Mentre in aula impazza una guerra a colpi di grafici scientifici, corse elettroforetiche e quantità di dna, Amanda Knox e Raffaele Sollecito parlano, seduti a due poltrone di distanza l’uno dall’altro sembrano farsi forza a vicenda. «Come stai?» le chiede lui, « bene» risponde lei e ancora Raffaele, che oggi è apparso molto sorridente «tutto a posto?» , «si», le fa cenno col viso la bella americana che in un altro momento, dopo essersi scambiati ancora qualche altra parola gli fa l’occhiolino e gli regala un gran sorriso.
Le ultime domande ai periti della corte Nella prima udienza dopo la pausa estiva del processo d’appello ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, sono stati nuovamente esaminati i periti Carla Vecchiotti e Stefano Conti, da parte del legale di parte civile Francesco Maresca e dall’onorevole Giulia Bongiorno per la difesa di Raffaele Sollecito. Su domanda dell’avvocato Francesco Maresca, la dottoressa Carla Vecchiotti ha sostenuto che, per quanto riguarda la traccia rinvenuta sul reggiseno di Meredith Kercher, in cui la scientifica isolò il profilo di Raffaele Sollecito, una traccia mista, il dna presente in maggiore quantità appartiene a Meredith Kercher, poi ce ne sono moltissimi altrii, uno dei quali corrisponde a allo studente pugliese, «ma – ha evidenziato la dottoressa – ce ne sono anche molti altri che non sono stati indicati nella relazione tecnica della polizia scientifica». Secondo il perito inoltre, la polizia scientifica, nell’analizzare la quantità di dna presente sulla traccia del coltello in cui gli agenti avevano isolato il profilo di Meredith Kercher, «ha valutato una quantità di dna che nessuno al mondo valuterebbe». La dottoressa Vecchiotti lo ha sostenuto rispondendo alla domanda dell’avvocato Francesco Maresca che chiedeva se al netto della quantità di dna presente, lo stesso poteva comunque essere attribuito a Meredith Kercher o no. L’esperta ha ribattuto che valutazioni che prescindono dalla quantità non hanno la certezza di essere valide, anche se il risultato è compatibile con il profilo genetico di Meredith Kercher. L’onorevole Giulia Bongiorno ha invece chiesto se una traccia mista come quella del gancetto del reggiseno, può essere passibile di interpretazione o la sua analisi dà una risposta inequivocabile. Secondo la professoressa Vecchiotti, tracce come questa sono soggette ad interpretazioni a seconda di come vengono lette, «c’è anche il mio dna», ha detto infatti l’esperta.

Le spiegazioni della dottoressa Stefanoni Di opposto avviso invece la biologa della polizia scientifica, la dottoressa Patrizia Stefanoni che nel pomeriggio ha iniziato la sua deposizione. Interrogata dal pubblico ministero Manuela Comodi, ha difeso l’operato della scientifica stessa in fase di indagine. La dottoressa ha ribattuto punto per punto quanto sostenuto nella perizia degli esperti Stefano Conti e Carla Vecchiotti sostenendo la genuinità dei risultati a cui era giunta. L’esperta ha affermato che «la contaminazione non è qualcosa di astratto» e che nei laboratori della scientifica tutti i profili degli operatori sono schedati. La dottoressa ha spiegato anche che normalmente non viene specificato negli atti che gli agenti usano i guanti e puliscono il tavolo di lavoro dopo ogni esame perché è una prassi che viene data per scontata tra gli addetti ai lavori. La dottoressa ha inoltre puntualizzato che non esistono protocolli di sopralluogo universalmente riconosciuti come sostenuto dai periti Conti e Vecchiotti. Patrizia Stefanoni ha spiegato ai giudici come ha portato avanti le sue analisi con cui è giunta ad identificare il dna di Meredith sulla lama del coltello che in primo grado era stato identificato come l’arma del delitto. Un dato che secondo la stessa biologa, è si frutto di un quantitativo basso di Dna, ma non per questo inattendibile o inutilizzabile come invece ritengono i periti della corte Stefano Conti e Carla Vecchiotti, che secondo la biologa avrebbero invece anche dovuto analizzare nuovamente le tracce sulla lama del coltello in quanto in possesso di Kit all’avanguardia non ancora in commercio all’epoca in cui lei fece le analisi.
Maresca: i periti dovevano analizzare le nuove tracce «Siamo andati avanti per paradossi, perché il paradosso è forma migliore per difendersi quando c’è qualche difetto di valutazione e ribadisco che a mio avviso ci sono», ha sostenuto l’avvocato Francesco Maresca parlando del lavoro dei due periti dell’università La Sapienza che hanno redatto la relazione in cui mettono in discussione il lavoro della polizia scientifica. «Ritengo che anche oggi i periti non sono stati in grado di chiarire alcuni aspetti di cui noi abbiamo chiesto conto e su cui i nostri periti hanno un parere scientifico completamente diverso quindi nel rispetto del contraddittorio scientifico questi punti vanno chiariti ai giudici». Per l’avvocato inoltre i periti avrebbero dovuto analizzare le tracce sul coltello perché in possesso di kit più moderni sensibili anche a quelle quantità di Dna. Parlando ancora di paradossi, commentando il fatto che i periti Stefano Conti e Carla Vecchiotti hanno sostenuto che la polizia scientifica avrebbe dovuto repertare la polvere del pavimento da cui era stato prelevato il gancetto del reggiseno di Meredith Kercher, l’avvocato Maresca ha aggiunto: «per paradosso a questo punto la scientifica e i Ris possono andare a casa perché se parliamo di polvere che può contaminare e portarsi dietro i profili genetici, evidentemente in qualsiasi luogo comune gli accertamenti non hanno più valore in nessun processo».
Bongiorno: la perizia sgretola l’accusa L’ avvocato Giulia Bongiorno riguardo l’esame dei periti ha invece detto: «credo che nell’udienza odierna si sia chiarito definitivamente che la prova del dna può essere considerata una prova incontrovertibile solo in presenza di certe condizioni, cioè di quantità sufficiente e di metodo di prelievo fuori di discussione. Quando invece come in questo caso c’è una traccia mista, che non è stata repertata immediatamente ( il gancetto del reggiseno in cui venne trovato il dna di Raffaele Sollecito venne repertato il 18 dicembre 2007, non a ridosso dell’omicidio di Meredith avvenuto il 1 novembre ndr) e che presenta tanta confusione e tanti contributori è possibile interpretare i grafici attribuendoli a chiunque. In queste tracce si può leggere il profilo di un numero indefinito di soggetti, addirittura il perito ha detto che in quella potrebbe esserci anche lei». Secondo l’onorevole inoltre, «si sta cercando di fare confusione, in un momento in cui invece si stanno chiarendo tante cose» perché «dei periti hanno chiarito in modo chiaro che c’è stato un errore di valutazione: cioè la prova contro Raffaele Sollecito non c’è più. Questo sgretola tutto il resto».
Comodi: la Stefanoni sta facendo chiarezza Dello stesso avviso ma con senso opposto il pubblico ministero Manuela Comodi ha sostenuto che «dalla confusione assoluta siamo tornati finalmente alla chiarezza», riferendosi però all’esposizione della biologa della scientifica e non al lavoro di Conti e Vecchiotti. In apertura di udienza, il pubblico ministero Manuela Comodi aveva anche chiesto alla corte l’acquisizione di alcuni documenti che dimostrerebbero come i consulenti delle difese e i periti della corte che hanno effettuato la nuova perizia genetica in secondo grado, avrebbero dovuto essere a conoscenza dell’esistenza dei controlli negativi effettuati in laboratorio dalla dottoressa Patrizia Stefanoni. Attorno ai controlli negativi, i test che vengono normalmente fatti in laboratorio dopo le analisi scientifiche per verificare che il dato ottenuto sia genuino e non contaminato, c’e’una grossa polemica tra le parti. Le difese hanno sempre sostenuto di non aver mai potuto avere accesso a tali dati e secondo i periti della corte quei controlli non erano neanche stati effettuati. Le difese si sono opposte e la corte si e’riservata di decidere in merito. La dottoressa Stefanoni li ha poi mostrati durante la sua esposizione.
Curt Knox: la procura vuole delegittimare i periti Per il padre di Amanda infine «la procura sta cercando di delegittimare i periti ma non credo che succeda perché hanno fatto un ottimo lavoro nel valutare le informazioni». «Non credo che possano essere smentiti – ha aggiunto ancora Curt Knox- e questo è positivo per Amanda e Raffaele». «L’appello è molto differente dal processo di primo grado – ha detto ancora il padre di Amanda – il fatto che abbiano chiesto una perizia la dice lunga sul cuore del caso, e le conclusioni a cui i periti sono giunti vanno in direzione di Amanda e Raffaele». Quanto ad Amanda, il padre ha detto: «l’ho abbracciata pochi secondi, è ansiosa e contenta che il processo sia ricominciato perché è stata un’estate molto lunga per lei sapendo di essere innocente. E’ speranzosa- ha concluso – e non vede l’ora di arrivare al verdetto». L’udienza riprenderà domattina sempre con la biologa della polizia scientifica, che prima verrà ancora interrogata dal pubblico ministero Manuela Comodi e poi dalle difese. A seguire verranno ascoltati tutto gli altri consulenti di parte. Sono previste udienze per tutta la settimana.


