di Ivano Porfiri
Si sono presentati con un’ordinanza della procura e gli hanno sequestrato una villa con piscina dal valore di 430 mila euro e un’Alfa 156 2.4 turbo diesel. La guardia di finanza di Città di Castello ha scovato un imprenditore di 55 anni di Monte Santa Maria in Tiberina che aveva cercato di nascondere un giro di affari di milioni di euro intestando tutto alla convivente e per lui è scattata la denuncia.
Indagini su un imprenditore La lente d’ingrandimento delle fiamme gialle tifernati si era concentrata da tempo nei confronti di una impresa individuale del settore metalmeccanico della Alta Valle del Tevere, arrivando al sequestro di una villa, dell’annesso terreno con piscina e di una auto di grossa cilindrata, per un valore equivalente a 430 mila euro su disposizione della Procura della Repubblica di Perugia, che ha dato massimo impulso all’azione contro i reati di natura tributaria applicando i dettami della legge finanziaria del 2008, che prevedono l’aggressione dei beni dell’evasore fino alla concorrenza della somma non versata. In questo modo sono scattati i sequestri preventivi, finalizzati alla confisca.
Nessun documento La società tifernate non aveva presentato le previste dichiarazioni, omettendo di dichiarare al fisco redditi per oltre 2 milioni di euro e di versare l’Iva per quasi 500 mila euro. All’atto del controllo l’imprenditore non aveva esibito alcun documento contabile ai finanzieri i quali però, attraverso specifici controlli incrociati e con l’ausilio degli accertamenti bancari, sono riusciti a ricostruire il reale volume d’affari dell’attività economica verificata.
La denuncia A quel punto per l’imprenditore è scattata la denuncia all’Autorità giudiziaria per reati tributari e per il reato di distruzione di documentazione contabile. Successivamente, le fiamme gialle hanno iniziato un minuzioso controllo della sua posizione patrimoniale e di quella dei prossimi congiunti, arrivando a focalizzare l’attenzione sulla convivente dell’imprenditore.
Intestataria fittizia Attraverso l’esatta ricostruzione dei flussi finanziari dei due, i finanzieri si sono accorti che la donna era diventata intestataria, nel breve volgere di pochi mesi, di beni immobili e mobili registrati, acquistati direttamente dall’imprenditore o attraverso la procedura delle aste giudiziarie. La gdf ha quindi dimostrato che la signora, che non aveva redditi tali da poter giustificare l’acquisizione dei beni, era solamente l’intestataria fittizia del patrimonio immobiliare e degli autoveicoli che, di fatto, erano rimasti nell’effettiva disponibilità del convivente.
Tuzi: frutto di lavoro capillare Il comandante provinciale della guardia di finanza di Perugia, Vincenzo Tuzi sottolinea come «i sequestri odierni rappresentano la fase conclusiva delle indagini, attivate più di un anno fa e che sono state condotte anche con l’ausilio delle indagini finanziarie. La brillante operazione – prosegue – è l’esempio più significativo dell’attività di polizia economico-finanziaria svolta dal Corpo della guardia di finanza che, anche grazie alla perfetta sinergia con l’autorità giudiziaria, sfrutta tutti gli strumenti normativi messi in campo dal nostro legislatore per combattere il pericoloso fenomeno dell’evasione fiscale».

