di En.Ber.
La scena descritta nel capo d’imputazione è agghiacciante: avrebbe afferrato la figlia per una gamba e le avrebbe immerso la testa nel water, urlandole «Capito come si fa il 5? Devi scrivere!». Un’altra volta nella vasca da bagno piena d’acqua. È uno degli episodi di presunti maltrattamenti su cui si basa il processo in corso al tribunale di Perugia, per il quale la sentenza è attesa dopo la pausa estiva.
Via di casa L’imputato, un uomo di 67 anni, è accusato di aver maltrattato per oltre dieci anni la moglie e la figlia minorenne con ripetute violenze fisiche, insulti, minacce e umiliazioni continue, tali da costringerle nel 2016 ad abbandonare la casa e a rifugiarsi in una struttura protetta. I fatti sarebbero avvenuti a Castiglione del Lago tra il 2004 e il 2016.
Le accuse Secondo il capo d’accusa, l’uomo avrebbe imposto alle due vittime una vita definita «vessatoria, mortificante e insostenibile», insultando e picchiando la moglie, costringendola a versargli l’intero stipendio e – in più occasioni – anche ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà. Tra le offese riportate nel fascicolo, anche ingiurie, minacce di morte e botte con la mazza da baseball. La moglie – si apprende dalle carte dell’accusa – che lavorava in un night clube, sarebbe stata «costretta a consegnargli tutti i proventi del suo lavoro, dietro minaccia di ulteriori percosse».
