La cattura del boss Sibillo

di Massimo Colonna e Chiara Fabrizi

È stato catturato a Terni dalla polizia il boss Pasquale Sibillo. Il super latitante classe 1991 si nascondeva in un appartamento del centro storico, dove vivevano insieme ad altri due parenti di origini campane. Il giovane esponente di spicco dell’omonimo clan di Forcella (Napoli) è stato fermato dalla squadra mobile locale in collaborazione con quella di Napoli mentre era a bordo di un’auto, in compagnia dei uno dei due familiari che gli hanno offerto rifugio.

Catturato il super latitante: fotogallery
Boss in questura:video

Catturato a Terni il boss Sibillo Agli investigatori Sibillo ha fornito false generalità e non aveva documenti in tasca, ma i poliziotti che da tempo lo pedinavano lo hanno immediatamente tratto in arresto. Rispetto alle immagini che circolavano di lui, il ventiquattrenne risulta dimagrito, sbarbato e con un altro tipo di pettinatura che in qualche modo ha contribuito a camuffarne i lineamenti. Il boss, latitante dallo scorso 9 giugno e ricercato tra le altre per associazione mafiosa e omicidio, si sarebbe detto sorpreso del blitz della polizia. A Terni, stando a quanto riferito dagli inquirenti, il camorrista era arrivato esclusivamente per nascondersi, anche se l’appartamento del centro in cui viveva non è risultato dotato di particolari dispositivi di sicurezza.

Il capo della mobile: video

Luzi: «Non permetteremo a questa criminalità di radicarsi qui» Sulla scelta della città umbra le autorità, impegnate fino alla tarda serata in una raffica di perquisizioni, non si sbilanciano, ma alcuni componenti del clan Sibillo risultano reclusi nel carcere di Sabbione. A illustrare brevemente alcuni dettagli della cattura, è stato il dirigente della squadra mobile di Terni, Alfredo Luzi, che ha poi messo in chiaro: «Grazie alla collaborazione dei colleghi di Napoli abbiamo inflitto un duro colpo alla criminalità organizzata. La squadra mobile di Terni è presente sul territorio e non permetterà a queste forme di criminalità di radicarsi in città e nel territorio del provincia».

Renzi e Alfano A commentare il blitz della Polizia di Stato anche il presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi con un tweet: «Grazie alla polizia e agli inquirenti per l’arresto di Lino Sibillo. L’Italia non è il Paese degli impuniti».Più articolato l’intervento del ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Ancora un successo per la Squadra Stato che ha raggiunto un risultato straordinario grazie alla grande capacità degli operatori della polizia di Stato nell’attività di contrasto al crimine organizzato e al delicato lavoro dei magistrati. Si tratta – prosegue Alfano – di una cattura eccellente che rende merito all’impegno e alla professionalità messi in campo a partire dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, pubblica che si era tenuto a Roma il 29 settembre scorso. Questo risultato – aggiunge il ministro, dopo avere sentito il capo della Polizia, Alessandro Pansa, per complimentarsi del successo ottenuto – rafforza la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e dimostra che lo Stato è presente ed è forte. Questa operazione contribuisce alla riaffermazione della legalità nel territorio napoletano e indebolisce sensibilmente le reti criminali».

Istituzioni umbre Sulla cattura è intervenuto anche il vicepresidente dell’Umbria, Fabio Paparelli: «Apprezzamento per il lavoro delle forze di polizia di Terni. L’alta capacità investigativa dimostrata dalla Forze dell’ordine – ha detto Paparelli – contribuisce in modo determinante a rendere efficace l’azione generale della comunità  umbra e delle sue istituzioni nella lotta al crimine in tutte le sue forme e articolazioni». E naturalmente anche il sindaco Leopoldo Di Girolamo: «Voglio complimentarmi anche io e a nome di tutta la città per l’arresto del super latitante che pensava di aver trovato a Terni un posto che garantisse la sua impunità. È avvenuto, invece, l’esatto contrario, nel senso che la magistratura e le forze dell’ordine a tutti i livelli hanno dato una risposta chiara e inequivocabile: lo Stato c’è, Terni è una città che respinge infiltrazioni e permanenze altamente inquinanti per la legalità e il tessuto di una città che ha valori e tradizioni di grande osservanza delle leggi che regolano il vivere civile. Ci sono indubbiamente dei fattori di rischio, come la vicinanza con la gande area metropolitana di Roma e la presenza di un carcere che accoglie anche detenuti che purtroppo hanno ruoli di primo piano nella criminalità organizzata, ma c’è soprattutto una società civile e le istituzioni che dicono no in maniera netta a ogni tentativo di radicamento del malaffare. Sottoscrivo dunque il pensiero del nostro presidente del Consiglio, che dichiara che l’Italia non è il paese degli impuniti, e aggiungo che tantomeno lo è la nostra città».

Latitante dal 9 giugno Il boss della camorra di Forcella era ricercato dal 9 giugno scorso ed era gravato da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia Henry John Woodcock e Francesco De Falco e del procuratore aggiunto Filippo Beatrice.  Pasquale Sibillo, classe 1991, detto Lino, secondo il racconto di molti pentiti era a capo di un cartello di clan (Sibillo-Giuliano-Brunetti-Amirante)  che sta tentando di conquistare il controllo del centro storico di Napoli, opponendosi anche al potente clan Mazzerella. Il fratello Emanuele è stato ucciso a Napoli il 2 luglio scorso in un agguato consumatosi in via Oronzio Costa dove è stato freddato con un colpo alla schiena, si ritiene proprio per dare un segnale a Pasquale Sibillo. La risposta dei Sibillo, dicono gli investigatori, non tardò ad arrivare e il 31 luglio vennero uccisi Salvatore D’Alpino e Luigi Galletta e ferito Sabatino Cardarelli.

Sfuggito al blitz contro il clan dei bimbi di Forcella Erede dei Giuliano assieme alle famiglie Brunetti e Amirante, Pasquale Sibillo era latitante dal giugno scorso quando a Napoli iniziarono a verificarsi una serie di fatti sangue, in particolare tre omicidi, che secondo le indagini chiamano in causa da un lato il clan Sibillo e i suoi alleati e, dall’altro, le famiglie Del prete e Baldassarre tradizionalmente legate al clan Mazzarella. Del boss si erano perse le tracce dal 9 giugno, poche ore dal blitz che portò in carcere una cinquantina di persone smantellando di fatto il clan dei bimbi di Forcella. Quasi quattro mesi di latitanza, tanto che era stato definito dalle cronache l’imprendibile. A braccarlo non erano solo polizia e carabinieri, ma anche i killer dei clan rivali che lo volevano morto. Sugli spostamenti a Napoli del super ricercato è stato scritto di tutto, compreso che per muoversi da un angolo all’altro del centro storico sfruttasse il dedalo di condutture fognarie. Ipotesi non necessariamente suggestive, anche se in molti giuravano che il boss di 24 anni col baffetto alla zorro aggirava controlli e sicari in sella alla propria Honda scura affiancato da mezza dozzina di guardaspalle.

Twitter @tulhaidetto e @chilodice