di Maurizio Troccoli

Non ne hanno perse di occasioni, i vigili del fuoco, per dimostrare quanto preferiscano la propaganda all’informazione. In passato, hanno persino zittito i giornalisti, nella propria chat, senza conseguenze. Oggi lo mettono nero su bianco: se non usate le nostre immagini con la ‘pecetta’ dei vigili del fuoco vi escludiamo dalla chat. E, dopo poco, li hanno esclusi. Chi scrive è tra gli epurati dei pompieri insieme a tutti i colleghi di Umbria24. Ce ne faremo una ragione.

L’eliminazione dalla chat è dovuta alla scelta compiuta da Umbria24, in più occasioni, di tagliare dalle immagini fornite dai vigili del fuoco il logo appunto. Si arrabbiano perché a loro non basta che si notino le divise, la scritta dietro le divise e ogni sorta di particolare sulla riconosciuta operatività di questo ‘corpo’ lasciando la notizia sullo sfondo. No. La propaganda deve essere completa e, se vuoi le immagini nostre – è il loro pensiero – le usi con la pecetta.

Ma le immagini, si dà il caso, le hanno sempre realizzate i giornalisti. Per un semplice e puro dovere di terzietà sui fatti. Capita però, con le innovazioni tecnologiche, che sempre di più, forze dell’emergenza e di pubblica sicurezza, si attrezzino con proprio personale. Il risultato, a volte, è il seguente: il giornalista sul posto è tenuto a debita distanza, quello sul divano ottiene immagini ravvicinate, pecettate dai vigili del fuoco. Tutte uguali per tutti.

E’ noto come per i vigili del fuoco non sia prioritario fare sapere chi è vittima di un incendio (informazione), ma quanti pompieri ci sono a spegnere il fuoco (propaganda). Di solito ce n’è sempre qualcuno che invece di spegnere il fuoco è impegnato a fare video e foto. Non si è mai compreso con quale inquadramento contrattuale, ma è un particolare secondario. Sono numerose le immagini realizzate e trasmesse durante l’intervento e non al termine. Ma, dal canto loro, perseguono i loro legittimi interessi di propaganda. Quelli dell’informazione dovrebbero essere difesi dai giornalisti.

Da sempre l’autorità ha provato a sostituire l’informazione con la propaganda. E questo i giornalisti lo sanno. Un tempo l’autonomia dell’informazione era salvaguardata da un rapporto di fiducia con le fonti di forze di sicurezza e di polizia: il giornalista veniva allertato sui fatti, poi operava autonomamente e, al proprio lettore, offriva un racconto quanto più imparziale possibile, spesso valorizzando anche le operazioni delle divise che avevano cura di una cronaca trasparente e non filtrata o mediata, affidandola nelle sole mani dei professionisti. Il punto di arrivo, oggi, è invece che a tutte le redazioni siano date in pasto le stesse immagini, realizzate prevalentemente da un non giornalista che decide cosa fare vedere e cosa no. Non manca mai la propaganda. Il problema non è che l’autorità ci provi. Ma che il giornalista acconsenta.

Umbria24 – i propri lettori lo sanno – non introduce nel proprio racconto dei fatti, distinzioni di divise. Le forze dell’ordine, per noi, sono tutte uguali e non entriamo nel gioco competitivo tra un reparto e un altro o tra un corpo e un altro, tranne quando il particolare sia pertinente alla notizia. Sappiamo di iniziative intraprese dall’Ordine dei giornalisti, rispetto a quanto accaduto, e della possibilità di portare la questione in seno all’Osservatorio sull’informazione che opera in collaborazione con la Procura della Repubblica. L’auspicio è quello di un ripristino di una antica collaborazione basata su un rapporto di fiducia tra giornalista e propria fonte, nell’interesse di tutte le parti in campo, ma soprattutto nell’interesse del cittadino lettore che è garantito, solo ed esclusivamente, dalla presenza del giornalista sui fatti, dalla sua terzietà, libertà e autonomia.

Intanto dall’Ordine dei giornalisti viene pubblicata una nota: «L’ Ordine dei Giornalisti dell’Umbria esprime sconcerto per toni e metodi usati nella chat di servizio dei Vigili del fuoco, in cui si assiste alla cancellazione di colleghi per utilizzi ritenuti distorti delle foto inviate dallo stesso Corpo. La questione sarà portata all’attenzione dell’Osservatorio costituito con la Procura generale».

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