di Chia.Fa.
«Quelle sei sorgenti sono patrimonio civico». Così con sentenza il commissario per gli usi civici ha accolto il ricorso del consigliere comunale di opposizione a Sant’Anatolia di Narco, Gianluca Valeriani e dell’ex consigliere Giancarlo Carocci,, e condannato il Comune e la Regione, entrambi costituitesi in giudizio, al pagamento di quasi 12 mila euro di spese collegate al procedimento. La giunta del piccolo municipio, comunque, ha già deliberato di impugnare la decisione del magistrato speciale di fronte alla Corte d’Appello di Roma, affidando l’incarico all’avvocato Valeriano Tascini. La guerra a colpi di carte bollate su sei sorgenti di acqua che sono state concesse al gestore pubblico della rete idrica Vus è destinata dunque ad andare avanti, con gli effetti della pronuncia che sono tutti da stabilire.
Guerra su sei sorgenti d’acqua La prima decisione del commissario per gli usi civici, comunque, segna un punto a favore di Valeriani e Carocci che, rappresentati dall’avvocato Luigi Fiocchi, ha sostenuto che «il Comune ha illegittimamente concesso nel 2002, in via diretta e definitiva, alla Vus spa la gestione del servizio idrico che attinge le sorgenti in esame, gravate da uso civico e pertanto qualificate bene collettivo con pregiudizio anche economico per la collettività di riferimento». In questo senso il consigliere ha anche sollecitato invano il «sequestro delle sorgenti e delle reti idriche, conseguentemente l’affidamento a un soggetto in grado di gestirle nell’interesse della collettività», e, infine, il ricorrente ha chiesto anche «la condanna di Comune e Regione a corrispondere in favore dei residenti di Sant’Anatolia di Narco un’indennità commisurata alle somme illegittimamente incassate dal 2002».
«È patrimonio civico» Tuttavia, il commissario Antonio Perinelli con sentenza si è limitato a riconoscere, anche all’esito di consulenze tecniche, con relativi costi addebitati a Comune e Regione, che le «fonti Tofele, Petrulio, Etrica, acqua Doce, Eremita e Gavelli appartengono al patrimonio civico dei naturali di Sant’Anatolia di Narco». Non passa, dunque, la richiesta di sequestro delle fonti e della rete idrica, così come il riconoscimento dell’indennità ai residenti della zona. Il Comune nelle sue conclusioni ha ribadito la «correttezza dell’operato dell’ente e respinto le contestazioni formulate a carico del municipio», mentre la Regione aveva chiesto preliminarmente al commissario per gli usi civici di «dichiarare il proprio difetto di giurisdizione», ma anche di «estromettere la Regione dal procedimento in quanto carente di legittimazione passiva, oltreché «respingere le pretese degli esponenti, senza disporre il sequestro, non sussistendone i presupposti».
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