di Fra.Mar.
«Nel corso di una cena Ai Cappuccini l’8 gennaio del 2007 Messina, registrato, confida che “Paola mi ha detto che se passo con loro c’è un posto per mio figlio. Sono stati loro, non ci sono dubbi. Mi hanno usato”. Il complotto è partito da Giuseppe con l’intervento di Ceccarelli e la partecipazione di Paola e Francesca. Per questo chiedo la condanna a 3 anni e 3 mesi e 3.300 euro di multa». E’ finita così la requisitoria del pubblico ministero Antonella Duchini nell’ambito del processo ad alcuni componenti della famiglia Colaiacovo. Quelli che, secondo l’accusa volevano far fuori Carlo, Giovanni e Ubaldo Colaiacovo. E’ stato lo stesso sostituto procuratore a definire tutta la storia una «un indegno inciucio di paese e di una faida familiare con personaggi che si inventano investigatori con incarichi senza paternità ».
Imputati Imputati nel procedimento sono i nipoti del patron di Colacem, Paola, Francesca e Giuseppe, l’ex farmacista Massimo Ceccarelli, l’ex carabiniere Pierpaolo Ligi e l’antiquario Gustavo Messina. I sei imputati erano stai inizialmente arrestati a seguito di esposti anonimi pervenuti in procura volti a far decadere il cavaliere Carlo Colaiacovo da tutte le cariche ricoperte.
La genesi «La vicenda – ha detto il pm – nasce con un esposto alla procura di Roma il 7 febbraio del 2006 che segnalava la ricettazione di opere d’arte operata da un cementiere eugubino di nome Carlo. La segnalazione era fatta da Gustavo Messina, antiquario e restauratore di Gubbio, ai carabinieri del Tpc. Ma lo sanno tutti che Colaiacovo acquistava opere d’arte, perché non fare apertamente il nome? Due anni dopo arriva l’esposto con la segnalazione che a Gubbio c’era il più grande ricettatore di Italia per una montagna di mobili, quadri, oggetti. E c’è l’immediata iscrizione nel registro degli indagati. Perché? Non è possibile iscrivere un indagato nel registro sulla base di un esposto anonimo. Però è stato fatto e il 10 febbraio c’è anche la perquisizione a Gubbio delle case di Carlo e Giovanni e dell’hotel Ai Cappuccini. Ma un ricettatore metterebbe le opere rubate in mostra in un albergo? Il 10 febbraio Gubbio è invasa dai carabinieri e il clamore è notevole. Perché il 10 febbraio? Perché è il giorno in cui si decideva il rinnovo delle cariche in Fondazione. E se Carlo non vi avesse preso parte non l’avrebbero rieletto, lo ha confermato lui stesso in aula. Ed è quello che speravano gli estensori del primo esposto anonimo. Ci troviamo di fronte ad una operazione messa in piedi in tre giorni, con accuse gigantesche, ma senza risultati».
Hai fatto il tuo tempo «Franco – dice ancora Duchini – incontra il fratello e gli dice “Hai fatto il tuo tempo, non sei più garante degli affari dell’azienda, ti devi dimettere dalla Fondazione, dalla Colacem e da Colabeton. Ho parlato con il questore nel parcheggio della Camera di Commercio, il quale mi ha parlato di un’inchiesta su una centrale operativa della ricettazione, che ci sono arresti imminenti” e che Carlo è al centro di tutto questo. Da pochi giorni si è anche accorto di essere seguito (si scoprirà dopo che si tratta di Buschi, investigatore incaricato da non si sa chi)».
Buschi Figura centrale in questa vicenda è anche Buschi. Dice di aver avuto l’incarico tra febbraio e marzo: «C’è un lavoretto da fare, devi seguire Carlo e farti vedere». Da ex carabiniere capisce che non possono essere un’idea di Ligi, il quale è solo il tramite di Ceccarelli, a sua volta amico di Giuseppe, Paola e Francesca. Buschi aveva già lavorato per Giuseppe quando era stato incaricato di seguire Dante Lolli, fidanzato della sorella: «Entrava uno sconosciuto in famiglia, dovevamo sapere chi fosse» ha ammesso Giuseppe. Incarico affidato sempre tramite Ceccarelli: «Allora io vado» dice Buschi. «Vai tranquillo e in fretta» gli dice Ligi. Gli esposti riportano quando nelle relazioni di Buschi: chi incontra il cavaliere, dove va, i quadri spostati. Fino all’ordine: «Sospendi l’operazione» e riceve 5mila euro. Nel corso dell’inchiesta Buschi viene indagato per falsa testimonianza per non aver rivelato l’identità di chi gli ha dato l’incarico. Posizione archiviata e dopo la deposizione in cui ritratta tutto di nuovo indagato per calunnia e falsa testimonianza. Buschi, però, on si fida più e registra tutti i colloqui e da uno di questo con Ligi emerge la vicenda interna alla famiglia «per arrivare alla divisione del potere» e per «far fuori Carlo e subentrare loro». I giovani vogliono scalzare i vecchi».
Ligi «Le pedine – dice ancora il pubblico ministero -ad un certo punto hanno paura di essere finiti in un giro più grande di loro: “I Colaiacovo li hai tirati fuori? Hai fatto i nomi?” dice Ligi. “Il capitano voleva sapere chi mi aveva commissionato il lavoro. Si rompano i corni tra loro, il tuo nome non lo faccio (Ligi), ma quello di Ceccarelli lo tiro fuori. Io in fondo ho solo fatto un lavoro”. Buschi passa da complice a nemico (è stato minacciato e seguito) poi torna amico di Ceccarelli, scagiona Ligi. Salvo poi ritrattare».
Le prossime udienze Dopo la requisitoria è stata la volta delle parti civili con il professor Franco Coppi e l’avvocato Ubaldo Minelli. Nella prossima udienza la parola spetterà alle difese. Tra i legali degli imputati Nicola Di Mario, Mario Monacelli, Giancarlo Viti e Franco Libori. La sentenza arriverà il dieci gennaio prossimo. E il 26 febbraio si prescrive tutto.
