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mercoledì 25 maggio - Aggiornato alle 11:07

Scandalo Gubbio calcio, fatture gonfiate e frode per oltre 1 milione di euro: 14 nei guai

L’indagine parte da una associazione sportiva di Gubbio e coinvolge altre 9 società in provincia di Perugia

di M.T.

Fatture gonfiate rispetto al costo originale, o persino completamente inventate, per prestazioni mai effettuate, che valgono oltre un milione di euro e mandano nei guai 14 responsabili di società nel Perugino e la società del Gubbio calcio. Se è chiaro che dal punto di vista calcistico, e quindi di calssifica o sportivo, per come lo si voglia intendere, il club eugubina non rischia un bel nulla, è altrettanto ovvio che alcuni dei suoi dirigenti attuali e passati non dormono sonni tranquilli. E’ una indagine che scuote il mondo dello sport e che parte dalla società sportiva del Gubbio a cui sarebbero state fatte, secondo l’indagine della Guardia di finanza, fatture gonfiate da altre 9 società perugine, in cambio della restituzione dell’Iva (che non veniva poi versata) così da avere nelle disponibilità una cospicua somma di imponibile. Un raggiro che è costato il sequestro preventivo per un valore equivalente e che ha visto la guardia di Finanza di Gubbio mettere i sigilli al patrimonio della società e di altre aziende complici, e sequestrare quote societarie, conti correnti e beni. E’ di poco più di un milione di euro, il valore del sequestro preventivo al Gubbio calcio. Mentre sono coinvolti, a vario titolo nell’inchiesta, 14 persone tra titolari di aziende che, per i finanzieri, generavano fatture gonfiate o false su prestazioni inesistenti. Nell’inchiesta della guardia di Finanza sono finiti, tra gli altri non noti, il presidente della società del Gubbio Sauro Notari, il suo predecessore Marco Fioriti, il segretario Fabio Cecchetti e l’ex direttore Stefano Giammarioli.

Le origini dell’indagine Un’articolata operazione di polizia giudiziaria, battezzata ‘Fitness & C.’, coordinata dalla procura della Repubblica di Perugia, con la quale le Fiamme gialle eugubine hanno disvelato un giro milionario di fatturazioni fittizie e l’omesso versamento di Iva per oltre 1.300.000 euro, eseguendo il sequestro preventivo ‘per equivalente’ di disponibilità finanziarie e partecipazioni societarie per più di 1 milione di euro.

Nel mondo dello sport dilettantistico Lo scenario è quello legato al mondo dell’associazionismo sportivo: tutto ha avuto inizio nel corso di un controllo a una palestra eugubina che, così come accertato, avrebbe operato sotto le mentite spoglie di un’associazione sportiva dilettantistica «con chiare finalità elusive, svolgendo invece, di fatto, un’attività commerciale a fine di lucro», spiega la Guardia di finanza in una nota.

La pista dei soldi L’attenzione dei finanzieri è stata richiamata da alcune fatture che l’organizzazione ha rilasciato a una società sportiva calcistica. Dopo accurati approfondimenti si è scoperta la frode: per crearsi liquidità in nero, la società calcistica aveva utilizzato la Asd e altre otto aziende della provincia di Perugia che, a richiesta, non esitavano ad emettere fatture ‘gonfiate’ o, peggio, riferite a prestazioni d’opera mai in realtà effettuate.

Il guadagno dall’evasione «Il ritorno dei contanti – ancora la nota – era assicurato dalla corresponsione dell’Iva ai soggetti emittenti e dal rientro nelle casse societarie della squadra calcistica di gran parte dell’imponibile. Come se non bastasse, gli imprenditori compiacenti, dopo aver emesso le fatture del tutto o in parte inesistenti, omettevano sistematicamente il versamento dell’Iva. Uno di questi, durante l’interrogatorio reso davanti agli investigatori, ha confermato la ricostruzione delle Fiamme gialle di Gubbio che, al termine dell’indagine, hanno denunciato 14 amministratori delle 9 società coinvolte per reati che vanno dall’emissione di fatturazioni fittizie all’omesso versamento dell’Iva».

I sequestri Nei giorni scorsi, in esecuzione del provvedimento del gip di Perugia, i finanzieri eugubini hanno eseguito, nei confronti dei responsabili della società calcistica e di due delle società maggiormente coinvolte nella frode, il sequestro preventivo di oltre 1 milione di euro, in cui sono stati ricompresi partecipazioni societarie, conti correnti, fondi comuni d’investimento.

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