Luciano Ghirga soddisfatto per la decisione della Corte (Foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco

«Non è una vittoria di parte ma una vittoria della ricerca della verità». Commenta così Luciano Ghirga, difensore di Amanda Knox insieme a Carlo Della Vedova, la decisione odierna della corte d’appello di Perugia di riaprire il dibattimento ammettendo nuove perizie e nuovi testimoni. «L’ho detto sabato scorso (giorno ini cui si è tenuta la seconda udienza del processo d’appello, ndr), non abbiamo vinto e non avremmo perso se la richiesta fosse stata rigettata. E’ comunque un passo importante, così come è importante che la corte cerchi di rendere più certi gli elementi indiziari dai quali si risale ai responsabili o agli innocenti. Rendere più certa possibile – prosegue il legale – la prova cosiddetta scientifica era di fondamentale importanza. Questo era un obiettivo comune a tutti che la corte di primo grado ha risolto in maniera interna, mentre questa l’ha risolta con il ragionevole dubbio. Articolo che rimanda all’inviolabilità dei diritti della difesa e, come dicono quelli più bravi di me, è quello che lascia spazio all’insufficienza di prove. La corte ha motivato la decisione con l’articolo 533 che è il senso del processo indiziario».

Maresca: la corte fa bene a togliersi dubbi se ne ha Secondo il legale della famiglia Kercher, l’avvocato Francesco Maresca, quella di oggi è «una vittoria della verità, la corte vuole arrivare fino in fondo a questi accertamenti. Se ha dei dubbi fa bene a toglierseli. Vedremo i periti cosa diranno, ci sono tutte le altre questioni che sono state rigettate quindi la sentenza è approvata e confermata. Le questioni di nullità sono state rigettate, vediamo adesso il lavoro dei nuovi periti».

Bongiorno: svolta positiva L’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, parla di «volta processuale estremamente positiva. Una svolta processuale – ha aggiunto – che la difesa Sollecito da anni invocava. Ben vengano i nuovi accertamenti perché finalmente verrà alla luce che la verità non è quella cristallizzata nella sentenza di primo grado».

Maori: una grande vittoria Felice per la decisione anche l’altro legale di Sollecito, l’avvocato Luca Maori, che dopo aver parlato di «gande vittoria» ha detto: «Dopo tre anni finalmente comincia il processo». «Ritengo – ha aggiunto – che la Corte abbia finalmente capito quali siano le ragioni per le quali ci siamo battuti dal primo momento: dimostrare l’assoluta innocenza di Raffaele e la sua estraneità ai fatti». Riguardo al sorriso di Sollecito dopo la decisione della Corte, il suo difensore ha sottolineato che «finalmente dopo tre anni abbiamo qualcosa di veramente positivo. Con l’ordinanza di oggi – ha concluso l’avvocato Maori – la Corte d’assise d’appello ha stabilito quello che noi abbiamo sempre detto: che cioè l’impianto accusatorio di primo grado altro non era che un gigante con i piedi d’argilla».

Soddisfatte le famiglie degli imputati Visibilmente soddisfatta dell’esito della giornata anche Edda Mellas, madre di Amanda Knox: «Questo – ha detto – è il primo giorno felice da tanto tempo». «E’ una vittoria – ha detto invece il padre di Raffaele Sollecito, Francesco – una vittoria della giustizia e della verità».

Per Mignini mancavano presupposti «Per noi difettavano i presupposti per una riapertura dibattimentale. Salvo che per i testimoni, che erano le reali prove nuove, per le altre il codice e’ molto restrittivo. La Corte ha comunque ritenuto di dover concedere nuove perizie. Ora noi parteciperemo a tutti gli accertamenti con i nostri consulenti e valuteremo il da farsi. Quanto  alla testimonianza di Curatolo, e’ una circostanza irrilevante». Lo ha detto il pubblico ministero Giuliano Mignini commentando la decisione della Corte d’assise d’appello di Perugia con cui viene riaperta l’istruttoria del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Il teste Antonio Curatolo, un clochard che vive in piazza Grimana, a pochi passi dalla casa del delitto,  ha affermato di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito insieme nei pressi della casa di via della Pergola la sera del delitto, e dice di essere certo di averli visti proprio quella sera perché la mattina dopo c’era la polizia e la sera stessa c’erano gli autobus per le discoteche. I testimoni della difesa di Sollecito ammessi oggi dalla Corte diranno che quella sera non c’erano autobus perché i locali erano chiusi. «Non cambia nulla – ha detto ancora Mignini –  perché la sera prima Amanda era a lavoro al pub di Patrick e non poteva essere lì». Per quanto riguarda le perizie genetiche disposte dalla Corte, secondo il magistrato servirebbero a fugare i dubbi di persone non esperte in materia come possono essere i giudici della Corte, ma una perizia di per sé, non risolve alcun problema.

Pm Comodi: ordinanza difetta di motivazione «E’ una decisione che non condivido»,  ha detto il pubblico ministero Manuela Comodi. Secondo il magistrato, « si poteva raggiungere una decisione anche senza disporre nuove ordinanze». «L’ordinanza – ha aggiunto il pubblico ministero –difetta di motivazione. La accolgo comunque positivamente – ha precisato-  perché non potrà che confermare il lavoro della scientifica, e mettere fine a questo tormentone sugli errori ( che secondo le difese avrebbe commesso la scientifica stessa ndr)».

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