di Enzo Beretta
Il tribunale del Riesame di Perugia ha dissequestrato conti correnti, quote azionarie e partecipazioni per circa 23 milioni di euro bloccati a Gesenu e Tsa nel novembre 2016 nell’ambito dell’inchiesta «Spazzatura d’oro». Contro la decisione del gip avevano fatto ricorso gli avvocati Francesco Falcinelli e Dario Buzzelli per Gesenu mentre l’istanza avanzata per conto di Tsa portava la firma dei colleghi Franco Libori e Anna D’Alessandro. Rispettivamente a Gesenu, dopo il primo dissequestro di oltre un milione di euro disposto nei mesi scorsi, sono stati svincolati ora 19 milioni. A Tsa, invece, oltre 4,3 milioni (restano sequestrati circa 39 mila euro).
INCHIESTA GESENU: TUTTE LE ACCUSE
Documenti e memorie I giudici Giuseppe Narducci, Marco Verola e Francesco Loschi hanno depositato due distinti provvedimenti dopo aver studiato i documenti e le memorie depositati dalle difese. Secondo l’avvocato Libori «il sequestro era errato, quanto meno negli importi, perché non c’era nessuna connessione con i reati ipotizzati. Il calcolo in base al presunto profitto che avrebbe avuto Tsa era sbagliato e perciò il tribunale – prosegue Libori – anche considerando che la società aveva fatto accertamenti con l’Agenzia delle Entrate dal 2012 al 2015, pagando una somma circa 80 mila euro, ha ritenuto ingiustificato il mantenimento del sequestro».
