
di Iv. Por.
E’ arrivato negli uffici della procura di Perugia a piedi e sorridente, l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, alle 11 ed è uscito alle 12.30. Un’ora e mezza per essere ascoltato dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. Interrogatorio che sarebbe stato lo stesso Bertolaso a chiedere, dopo che, il 25 gennaio scorso, la procura di Perugia ha chiuso le indagini relative al filone principale dell’inchiesta, notificando l’avviso di conclusione delle indagini a 21 indagati.
I 21 indagati Tra questi, oltre all’ex numero uno della Protezione Civile, anche l’ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci, il suo successore Fabio De Santis, il funzionario Mauro Della Giovampaola, l’imprenditore romano Diego Anemone, il fratello Daniele Anemone, l’ex commissario per i mondiali di nuoto a Roma Claudio Rinaldi, l’architetto Angelo Zampolini, l’avvocato Edgardo Azzopardi, il commercialista Stefano Gazzani, il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e il figlio Camillo. E’ stato proprio per il coinvolgimento nell’inchiesta del magistrato romano che il fascicolo sul G8 e i ‘Grandi eventi’ è passato alla procura diPerugia, competente a indagare sui colleghi romani.
L’appartamento di via Giulia L’appartamento in Via Giulia, a Roma, il cui canone mensile di 1.500 euro «veniva corrisposto da Diego Anemone dal gennaio 2003 all’aprile 2007», 50 mila euro in contanti «consegnati brevi manu da Anemone il 23 settembre 2008», la «disponibilità »presso il Salaria Sport Village «di una donna di nome Monica allo scopo di fornire prestazioni di tipo sessuale» sono, per i pm di Perugia, tra i «favori e le utilità di vario genere» che l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso avrebbe ottenuto in cambio della concessione di appalti per il G8 alle ditte dell’imprenditore Diego Anemone.
Dove sta la corruzione Secondo i pm Sottani e Tavarnesi Guido Bertolaso «in qualità di capo Dipartimento della Protezione Civile» avrebbe compiuto «atti contrari al proprio ufficio connessi all’affidamento ed alla gestione degli appalti» favorendo Anemone in particolare in riferimento alle gare relative alla realizzazione a La Maddalena «del palazzo della conferenza e area delegati», quella per la costruzione della «residenza dell’Arsenale» e quella per «l’area di stampa e servizi di supporto». Per i pm, quindi, Bertolaso, al quale viene contestato il reato di corruzione, avrebbe compiuto, da solo o in concorso di volta in volta con altri, «scelte economicamente svantaggiose per la Pubblica Amministrazione e favorevoli al privato» in cambio di «favori e utilità di vario genere» e «illegittimamente operava e consentiva, nella sua posizione di vertice, che i funzionari sottoposti operassero affinché le imprese facenti capo a Diego Anemone (da sole o in Ati con altre facenti parte del medesimo gruppo) risultassero aggiudicatarie degli appalti e consentiva che il costo dell’appalto a carico della Pubblica Amministrazione aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche mediante l’approvazione di atti aggiuntivi successivi e a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore appaltatore, agli interessi del quale poneva stabilmente la propria funzione pubblica recependone continuativamente favori ed utilita’ di vario genere».
