Il questore Messina con Russo e Corona della Mobile e il capo di gabinetto Barba

di Ivano Porfiri

«L’aumento dei reati contro il patrimonio a fine estate scorsa ci ha indotto a far partire un progetto che abbiamo chiamato ‘Voleur’ (ladro in francese, ndr) che, ad oggi, ha portato a un calo dei furti del 10 per cento a Perugia città, del 5 per cento in provincia, del 45 per cento delle rapine in città e del 37 in provincia». Il questore Francesco Messina snocciola i dati a margine della conferenza stampa – insieme al capo e al vicecapo della Mobile, Virgilio Russo e Piero Corona – sull’arresto di cinque persone ritenute parte di una banda che ha compiuto una lunga serie di furti e rapine.

La banda del caffè L’operazione condotta dalla squadra mobile perugina ha portato all’emissione di otto provvedimenti cautelari, di cui due in carcere e sei ai domiciliari (tra questi l’unica donna coinvolta). Gli arresti eseguiti sono stati finora cinque (uno in carcere e quattro ai domiciliari) mentre tre restano ricercati in Italia e all’estero. A tradirli il caffè che la banda usava prendere nel solito autogrill prima di effettuare ogni colpo. Quelle immagini registrate dalle telecamere, incrociate con l’analisi della geolocalizzazione dei reati, ha consentito alla polizia scientifica di fornire ai colleghi della Mobile elementi importanti per identificare i malviventi. Si tratta di cittadini di etnia rom stanziali da tempo nel Perugino e che vivono in diversi appartamenti del capoluogo. In particolare, il capo e alcuni parenti in un’abitazione in zona Fonticoperte.

Dai furti alle rapine ad anziani Le indagini partono nell’agosto 2016, quando una serie di colpi si susseguono a raffica. Il primo attribuito alla banda è del 9 in una azienda agraria di Colle Umberto, depredata delle grondaie in rame; qualche giorno dopo sempre rame stavolta in lastre sparisce dal cimitero di Colfiorito. Ma è il 16 che avviene il reato più violento: una coppia di anziani, lui 77 anni e lei 74, vengono aggrediti, picchiati e derubati a Case Bruciate. L’uomo subisce la rottura del femore e una forte contusione al costato, che gli valgono 40 giorni di prognosi, ma anche la moglie resta ferita seppure più lievemente. Stesso copione, il giorno successivo ma a Firenze con vittima un 78enne. Seguono, sempre ad agosto, due furti in case adiacenti di Passignano, per concludere la serie a novembre con un colpo in un camping sempre nel comune lacustre. Gli inquirenti, però, non escludono che ci siano altri furti non denunciati oppure senza prove sufficienti per essere attribuiti alla banda.

Progetto Voleur «Questi arresti – ha spiegato il questore Messina – sono il compendio di un’azione che abbiamo fatto partire a dicembre scorso e che ha visto impiegati in sinergia reparti operativi e settori investigativi della polizia di Stato per fermare questa scia di reati contro il patrimonio. Tale dispositivo, attuato per otto mesi, ha sinora condotto ad ottimi risultati». Il potenziamento delle pattuglie sul territorio ha consentito l’incremento delle persone controllate (24.722) nonché dei veicoli (15.747) che, per il questore «ha avuto un sicuro effetto deterrente nella commissione della più frequente tipologia di reati predatori». L’effetto deterrente è stato verificato con un calo di colpi nelle giornate di controllo di quel territorio specifico.

I numeri In totale il progetto Voleur ha portato a 94 denunciati (23 dalla squadra mobile, 30 dalla Volante e 41 dai commissariati) e 46 arrestati (23 dalla Mobile, 18 dalla Volante e 5 dai commissariati). I dati dal primo dicembre al 31 luglio, che devono essere consolidati, indicano una diminuzione, dei furti in città del 10% , del 5% nel dato provinciale; per le rapine del 45% in città e del 37% nel dato provinciale.

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