Guardia di Finanza

di Ivano Porfiri

Progetti scopiazzati da libri, su internet, dai fascicoli di convegni con pezze di appoggio false per ricevere soldi dallo Stato. Ci sono anche note aziende della provincia coinvolte nell’operazione ‘Golden Research’ della guardia di finanza, coordinata dalla procura di Perugia, che sta facendo luce (l’indagine è tuttora aperta) su un giro di truffe ai danni del ministero dell’Università e ricerca.

L’indagine Secondo quanto svelato dal comandante provinciale delle Fiamme gialle di Perugia, Dario Solombrino, nel corso della conferenza stampa con cui è stato tracciato un bilancio dell’attività del 2015, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria si sono concentrati sulla verifica dei requisiti con cui alcuni progetti di ricerca scientifica a scopo industriale a favore delle Pmi hanno avuto accesso ai finanziamenti del Miur. In diversi casi, è venuto a galla che si trattava di progetti inconsistenti, se non addirittura scopiazzati ad altri. Ci sarebbe anche un giro di fatture false per giustificare le spese da finanziare. L’ammontare del contributo erogato era pari al 50% dei costi sostenuti per un importo massimo di 206 mila euro.

19 nei guai Dai controlli sono risultati nove i progetti irregolari con 19 denunciati operanti in 13 tra imprese e centri di ricerca. Le accuse sono di truffa aggravata ai danni dello Stato e frode fiscale. In totale poco meno di due milioni i finanziamenti irregolari scoperti (concessi sottoforma di crediti di imposta). La guardia di finanza ha segnalato i responsabili anche alla Corte dei conti per l’accertamento e l’eventuale richiesta di risarcimento del danno erariale.

 

 

 

 

13 società private e centri di ricerca coinvolti

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