di Chiara Fabrizi e Francesca Marruco
Pena quasi dimezzata. La Corte d’assise d’appello di Perugia ha ridotto da 30 anni a 16 anni e 8 mesi la condanna per Giovanni Miceli, l’uomo di 68 anni che nel giugno del 2013 a Spello uccise la moglie ucraina Olga Dunina, il cui cadavere venne ritrovato nascosto in uno scatolone abbandonato a due passi dal tracciato ferroviario
Le scuse Miceli, assistito dall’avvocato Alessandro Ricci e detenuto nel carcere di Perugia, mercoledì ha partecipato all’udienza e in aula ha reso dichiarazioni spontanee, chiedendo scusa per il crimine commesso e precisando che la moglie Olga non lo aveva mai minacciato. A rappresentare l’accusa il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola che durante la requisitoria ha ricostruito il delitto, prestando anche particolare attenzione alla personalità dell’imputato e sollecitando la Corte ad una quantificazione della pena tenendo conto delle attenuanti generiche.
Attenuanti La Corte presieduta dal giudice Belardi ha quindi riconosciuto a Miceli le attenuanti generiche che, ritenute equivalenti alle aggravanti contestate – quella della crudeltà e quella della connessione al reato di maltrattamenti in famiglia – sono valse all’uomo una sostanziosa riduzione della pena. Miceli, che dopo il delitto era scappato da Spello facendo perdere le sue tracce, era stato arrestato nell’estate dello stesso anno dai carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo di Perugia che lo andarono a prendere in un appartamento vicino piazza Navona.
