di Fra. Mar.
E’ entrato in una banca millantando di avere una bomba tra le mani pronta ad esplodere. Ed effettivamente, a vederla da fuori, con tanto di timer attivato che ticchettava, la finta bomba aveva spaventato il cassiere della banca e il suo direttore. Fortunatamente era finta. Ma la paura fu vera. Il fatto è avvenuto alla fine del marzo dello scorso anno nella filiale di una banca di Foligno.
Condannato Adesso, l’autore del fatto, un cinquantenne folignate è stato condannato ad otto mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 140 euro come richiesto dal pubblico ministero Mario Formisano al collegio presieduto dal giudice Daniele Cenci. La richiesta di una pena così bassa ha tenuto coto del comportamento processuale dell’imputato e anche delle motivazioni che, secondo quanto riferito da lui stesso in aula, lo avrebbero portato a tale gesto.
Mosso dalla disperazione All’epoca dei fatti, il rapinatore, dopo aver desistito dal suo intento di rapinare la filiale, anche perché uno dei presenti era uscito a chiamare aiuto, si andò a costituire neanche un’ora dopo i fatti. Spiegò che aveva fatto quel gesto perché era in una condizione disperata: costretto a chiudere un bar di sua proprietà, con una moglie invalida, due figli da mantenere, e un lavoro saltuario da badante di notte in ospedale. «l’ho fatto perché ero disperato- ha raccontato in aula – perché volevo attirare l’attenzione su di me e sulla mia situazione di profondo disagio. Avevo chiesto aiuto anche al Comune ma nessuno mi ascoltava».
Difesa Il suo avvocato aveva chiesto che non venisse condannato per aver desistito volontariamente dalla commissione del reato di rapina. I giudici però, accogliendo la ricostruzione dell’accusa, pur concedendo le attenuanti generiche, hanno ritenuto di dover emettere sentenza di condanna. In aula lunedì mattina è stato anche attivato il timer per far sentire il ticchettio che deve aver spaventato non poco chi era presente nella filiale in quel momento.
