Il 50enne orvietano arrestato

di Francesca Marruco

Ha patteggiato una pena a due anni e tre mesi di reclusione l’uomo che nell’aprile scorso tentò una rapina in una gioielleria di Foligno colpendo il titolare con un martello. Mercoledì mattina, davanti al giudice Luca Semeraro, assistito dal suo avvocato Luca Maori ha quindi chiuso il suo conto in sospeso con la giustizia e si appresta ad uscire dal carcere dove si trovava dal giorno della rapina in cui venne arrestato in flagranza, ed anda a scontare la sua pena ai domiciliari.

Risarcito «Il mio assistito – ha detto l’avvocato Luca Maori – ha interamente risarcito il gioielliere di tutte le spese che ha sostenuto sia per le spese mediche che per i danni ». L’uomo, A.P., un cinquantenne orvietano residente a Ponte San Giovanni era accusato di tentato omicidio e rapina aggravata. Non è stato quantificato il risarcimento, che tuttavia iene definito ‘ingente’. Erano le undici di mattina dell’undici aprile scorso quando era entrato nella gioielleria marchetti, nel centro di Foligno e aveva chiesto al titolare di poter vedere un orologio costoso.

I fatti Il gioielliere si era girato e l’uomo lo aveva colpito con una mazzetta da muratore in pieno volto. Ma il gioielliere, rimasto cosciente nonostante le profonde ferite riportate in più parti del viso, si era lanciato in una colluttazione, riuscendo a disarmare il malvivente e guadagnando l’uscita del proprio negozio. Una volta in strada Marchetti aveva chiesto aiuto ai passanti che lo avevano immediatamente soccorso, mentre il malvivente tentava di abbandonare l’oreficeria. Subito notato da alcune persone, l’uomo era stato inseguito e poco dopo bloccato da un vigile urbano in servizio.

Era stato in gioielleria anche la sera prima Secondo quanto riferito, l’uomo, a partire dalla metà di marzo, avrebbe più volte fatto capolino nella storica oreficeria Marchetti presentandosi come un facoltoso avvocato e chiedendo di visionare preziosi e bloccandone degli altri. L’orvietano, stando alla prima ricostruzione, avrebbe visitato la gioielleria anche la sera precedente assicurando che sarebbe tornato la mattina per acquistare la merce.

Il travestimento  L’uomo era entrato nel negozio indossando una parrucca e un doppio paio di pantaloni. Agli occhi, invece, aveva applicato delle lenti a contatto colorate, mentre per il viso aveva optato per un pesante strato di fondotinta.  E nella sua abitazione, la polizia del commissariato di Foligno aveva trovato una pistola giocattolo senza tappo rosso, un’accetta, un’altra mazzetta e il manico del martello.

L’avvocato Giovanni Picuti, che tutelava il gioielliere ha dichiarato: «Il processo si è concluso con la giusta condanna dell’imputato, che non è stato rimesso in libertà. Le condotte da lui poste in essere rivelano una particolare capacità a delinquere, sfociata nelle azioni delittuose lungamente premeditate e contrastate dal gioielliere solo grazie al suo coraggio. La condanna ha posto la parola fine ad una brutta vicenda che richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sui rischi che oggi si corrono nelle nostre città, causati dal malessere sociale e dalla  crisi  economica che ha investito, indistintamente, larghi strati delle popolazione. Non abbiamo mai creduto all’ipotesi di infermità mentale del Persichini, che ha compiuto i reati con freddezza e premeditazione».