di Fra. Mar.
E’ questione di poche settimane e poi, l’imprenditore Giovanni Di Maso, noto alle cronache umbre per essere stato inizialmente implicato in Sanitopoli e condannato in via definitiva per associazione mafiosa perché legato al clan camorristico dei Magliulo di Afragola, patteggerà davanti al tribunale di Perugia un anno di reclusione e il pagamento di 55mila euro. In questo modo avrà risolto il suo problema con la giustizia dopo aver infranto l’articolo 30 della legge Rognoni, quello che obbliga i condannati per associazione mafiosa a comunicare per i dieci anni successivi, al nucleo di polizia tributaria della finanza, ogni variazione patrimoniale superiore ai 10.329 euro.
Il sequestro Infatti nel 2012 la guardia di finanza insieme ai carabinieri sequestrò una tabaccheria di Foligno e alcuni immobili appartenenti a Di Maso. L’indagine nacque proprio nei primi mesi di quell’anno, quando operazioni patrimoniali e bancarie per 1,4 milioni di euro destarono sospetto. Secondo gli inquirenti infatti, oltre all’assenza di una comunicazione sulla variazione patrimoniale, quei soldi potevano avere una provenienza illecita.
La difesa Nel corso del prosieguo delle indagini poi, Di Maso, tramite il suo legale Nicola Di Mario, ha invece provato che la provenienza della stragrande maggioranza di quei soldi era lecita, e precisamente proveniva da mutui concessi da alcuni istituti bancari. Rimanevano 25mila euro di cui non c’era giustificazione, e quelle, insieme ad altre circa 28mila di liquidazione all’amministratore giudiziale che in questi tre anni ha mandato avanti l’azienda sequestrata, costituiscono la somma di denaro che Di Maso dovrà pagare prima che il giudice accolga il patteggiamento. Poi gli verrà restituita anche la tabaccheria.
