Il tratto di Flaminia interessato (foto Archivio U24)

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

Flaminia chiusa, commercianti e piccoli imprenditori in rivolta. Sono sul piede di guerra i titolari della ventina di attività che si allungano nel tratto di statale chiuso dallo scorso 2 aprile dopo la frana di San Giovanni Profiamma. Più di un mese di stop al traffico e relative deviazioni che sta spingendo sul lastrico gli esercizi della zona, a cominciare dai distributori di carburante, passando per le officine, mobilifici e rivenditori di vari prodotti. Un tessuto economico che, oltre ai colpi della crisi, si trova a fare i conti con i rimpalli di responsabilità di Anas, Comune e Regione, attesi martedì mattina per un nuovo sopralluogo.

Guglielmi: «Ostaggi della burocrazia» E al momento indicazioni sui tempi di riapertura della Flaminia, comunque con senso unico alternato, non ce ne sono. «Non si rendono conto – spiega Giulio Guglielmi, vicepresidente nazionale della Figisc (Federazione italiana gestori carburanti) e titolare della Q8 della Flaminia – del danno che sta registrando la categoria, da me viene a fare gpl solo la gente del posto che sa come raggiungermi, non vendo né diesel né benzina da 34 giorni e il bar è sempre vuoto». E poi: «Siamo ostaggi della burocrazia, mentre noi continuiamo a calare a picco, ma ci stiamo organizzando, faremo sentire la nostra voce». Tant’è che c’è chi parla di sistemare cartelli di protesta accanto alla segnaletica provvisoria, chi si dà da fare per organizzare un sit-in e chi, in preda alla disperazione, pensa di occupare le carreggiate a oltranza, giorno e notte.

Staffetta per recuperare clienti Se il bilancio dei distributori è catastrofico, non va meglio per le altre attività. Francesca Daini, dell’omonimo rivenditore di pneumatici, spiega: «Il nostro ormai è diventato un lavoro stagionale, attendevamo aprile per sostituire le gomme termiche ma prima la frana e poi la chiusura della statale ci hanno messo in fortissima difficoltà, siamo ben al di sotto delle previsioni». E per non perdere clienti si è fatto di tutto. «La prima settimana – racconta Francesca – ho passato le giornate a fare la staffetta tra lo svincolo nord di Foligno e la nostra officina, andando fisicamente a prendere clienti per accompagnarli da noi».

Gestione drammatica Già, perché oltre al pesante disagio della chiusura le attività hanno dovuto fare i conti anche con una segnaletica stradale poco chiara e ancor meno funzionale. «A essere drammatica – spiega Luciano Mascioni titolare dell’omonimo mobilificio – è la gestione di questa emergenza, nei primi giorni le indicazioni erano incomprensibili anche a noi che siamo del posto, figurarsi per chi viene da fuori». Senza contare che a pagare il conto dei ritardi sul ripristino della viabilità sono anche i residenti di Vescia e San Giovanni Profiamma, centri abitati sui quali è stato dirottato il traffico della statale.

Furiosi anche i residenti E la rabbia monta anche tra i cittadini. «Mezzi pesanti, moto e auto transitano davanti alle nostre abitazioni giorno e notte – racconta un residente che preferisce restare anonimo – ma dal Comune nessuno si è preoccupato di far presidiare la zona da un vigile, anche solo per far spostare le auto parcheggiate lungo la strada che è già stretta di suo». E poi: «Consideri che domenica pomeriggio c’è stato un tamponamento da nulla tra due camper, traffico paralizzato per un’ora abbondante e noi residenti bloccati in paese invaso dai gas di scarico dei mezzi».

Nuovo sopralluogo Per martedì è in programma un nuovo sopralluogo. Stando a quanto risulta l’Anas ha eseguito i lavori di propria competenza, mentre il Comune ha emesso l’ordinanza per la demolizione della villetta gravemente danneggiata incaricando i vigili del fuoco che hanno già eseguito l’intervento. A mancare sarebbe solo l’installazione dei sensori di sicurezza, utili ad allertare nel caso si registrassero nuovi movimenti franosi. Ma, inutile dirlo, resta il rebus dei tempi.

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