Marco Chiacchiera e Roberto Roscioli della squadra mobile di Perugia

di Iv. Por.

«Prega ma non smettere di mandare i soldi a casa perché ci servono». Lo dice la madre di uno degli spacciatori tunisini al figlio che le dice di essere in pericolo perché «stanno arrestando tutti» in una delle intercettazioni telefoniche effettuate dalla squadra mobile di Perugia nell’ambito dell’operazione “Show must go on”, che ha portato all’emissione di 36 ordinanze di custodia cautelare. Un “ora et labora” in salsa islamica che fa capire un risvolto della vita da pusher a Perugia, lavoro che fa incassare anche mille euro al giorno, come sottolineato dagli inquirenti.

Gli arrestati In manette sono finiti Ali Faidi Otmane, Ayoub Yahiaoui, Anis Borawi, Ramzi, Ahmed, Eleonora Valentini che facevano parte del gruppo di Ponte Felcino; Wael Belgessem, Haikal Kehili, Ben Mohamed Slim, Margherita Bucci, Walid Sadawi, Hmida Yassine, Cludio Picchi e Giada Palmi, che facevano parte del gruppo di Città di castello; Walid Marzouki del gruppo di via Cortonese. Nel corso dei mesi dell’operazione effettuati anche altri arresti di numerosi spacciatori.

Eroina bianca La droga smerciata dai tre gruppi collegati era cocaina ed eroina bianca. «Avevano canali di approvvigionamento particolari – spiega il sostituto commissario Roberto Roscioli – perché pesano 250 grammi e quelli della coca vengono distinti con nastro grigio». La coca, poi è uno stupefacente che, di solito, è in mano ai clan albanesi, quindi in questa operazione viene alla luce la volontà dei tunisini di imporsi anche in questo filone di smercio.

Gli episodi Nel corso delle indagini diverse sono le situazioni particolari venute a galla. Tra queste i tentativi di scalare la piramide: un gruppo di pusher, a un certo punto, progetta di comprare delle sim telefoniche da regalare a un gruppo concorrente, per poi dare i numeri alla polizia e farli catturare per prenderne il posto. Altro caso eclatante è la scalata vertiginosa di Sadawi Walid, che da semplice galoppino è salito di livello fino a gestire lo spaccio di via del Macello tanto che, una volta, aggredito da due concorrenti, non ha esitato a sparare due colpi di pistola per strada.

La situazione cambia Col passare dei mesi, però il contesto cambia. Il traffico è minacciato dalle azioni repressive delle forze dell’ordine, così i membri di maggior spicco emigrano verso altre città d’Italia. Un pressing che si fa via via più asfissiante. «E’ da qualche anno – fa notare il questore Carmelo Gugliotta – che qui è iniziata attività a largo raggio di repressione e prevenzione, ad esempio in centro storico. Attività fatta da controlli, ma anche accompagnamenti alla frontiera. La situazione è quindi sicuramente migliorata, anche se non è ideale, non è quella che i cittadini vorrebbero. Questa gente va via perché ha capito che c’è pressione continua. Non risolveremo il problema ma lo vogliamo contenere. Perciò voglio elogiare i ragazzi della squadra mobile, ma anche delle altre componenti della polizia, perché amano la città e il loro lavoro».

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