La toga di un avvocato (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Oltre 5 milioni di euro di contributi, per la precisione 5.002.526 mila e 12 centesimi da restituire al Ministero dei beni culturali. A tanto ammonta la richiesta di condanna formulata mercoledì dal procuratore regionale della Corte dei conti Antonio Giuseppone nei confronti di Gilberto Stella e Francis Menotti, negli anni scorsi (i fatti si riferiscono ai primi anni Duemila) presidenti rispettivamente della Fondazione e dell’Associazione Festival di Spoleto. Il caso del Due Mondi è stato discusso di fronte alla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti presieduta da Salvatore Nicolella (consiglieri Stefano Siragusa e Pasquale Fava). I cinque milioni sono relativi ai fondi (2,4 milioni) erogati alla Fondazione nel 1999 e nel 2006, mentre i restanti 2,6 all’Associazione tra il 2005 e il 2007; somme, è detto nell’atto di citazione, utilizzate «senza rispettare il vincolo di destinazione» e «in assenza di qualsivoglia rendicontazione», il che fa parlare la Procura di «comportamento doloso».

Il fronte penale La vicenda prima di approdare di fronte alla magistratura contabile ha avuto una prima puntata di fronte a quella penale: in primo grado Menotti e Stella erano stati condannati, rispettivamente, a un anno e sei mesi e a un anno e tre mesi per malversazione di fondi pubblici destinati tra il 2005 e il 2007 al Festival dei Due Mondi; soldi, era stato spiegato all’epoca, utilizzati per pagare le spese legali del lodo tra l’associazione Festival e la Fondazione di cui erano rispettivamente presidenti. Sentenza ribaltata in appello a fine 2016, quando è arrivata l’assoluzione per la malversazione e la prescrizione per quanto riguarda i reati tributari contestati (omesso versamento delle imposte e dichiarazione infedele di Iva per il valore di circa 3,5 milioni).

L’accusa Al centro della discussione mercoledì ci sono stati in particolare i fondi erogati dal Mibact a favore del festival e soprattutto la loro «omessa rendicontazione. Fino al 2007 infatti – ha detto Giuseppone in aula – l’Associazione ha organizzato il festival ricevendo dalla Fondazione i soldi erogati dallo Stato, ma l’Associazione non li ha mai rendicontati puntualmente alla Fondazione, che non ha mai preteso una cosa simile». Secondo il procuratore poi «la fondazione non ha mai rendicontato al Ministero i fondi, limitandosi come dice l’atto di citazione a inviare i bilanci al Ministero. L’invio dei bilanci secondo la difesa avrebbe permesso attraverso i controlli della Corte di poter segnalare irregolarità, ma il semplice invio di quegli atti non dà una patente di legittimità sull’intera gestione». Giuseppone tirando le conclusioni ha parlato di «controllo della fondazione sull’associazione assolutamente carente, e di questo non può che risponderne Stella». Contestato anche l’impiego delle economie di scala per coprire i disavanzi: «Sono soldi – ha detto il procuratore – che andavano restituiti al ministeri, in caso si sarebbero dovuti utilizzare fondi di riserva o altri apporti di capitale».

La difesa A Stella vengono chiesti circa 2 milioni di euro mentre il resto, oltre tre milioni, a Menotti. A difendere in aula Gilberto Stella c’era l’avvocato Emanuele Montelione (assente quella di Menotti), che è partito ricordando la sentenza di assoluzione arrivata «per insussistenza dei fatti. Non c’è alcuna dimostrazione – ha detto – del danno erariale bensì il riconoscimento del ruolo attivo di Stella da parte dei revisori dei conti della fondazione e pure della Corte, che riconosce la bontà del lavoro svolto». In più secondo Montelione «non c’è alcun contrasto o discrasia tra fondi erogati e spesi. La correttezza di Stella è totale e quanto alla riserva di fondi costituita tra il 1999 e il 2000 è stata utilizzata per le finalità del festival: quindi non c’è nessun danno erariale e quei soldi non andavano restituiti al ministero. Stella è esente da qualsivoglia responsabilità». La sentenza arriverà nelle prossime settimane.

Twitter @DanieleBovi

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