di F.T.
L’alcol, quel maledetto vizio, lo aveva trasformato in una sorta di orco capace di tenere sotto scacco l’intera famiglia. Per chi osava contraddirlo c’erano le botte o le minacce di morte quando andava bene. All’apice dei maltrattamenti, era arrivato anche al punto di mordere le due figlie minori ai seni. Una delle tante brutalità che avevano costretto le ragazze e il figlio più piccolo a trovare rifugio da una vicina per sfuggire alla furia di quel padre-padrone.
La sentenza Mercoledì mattina l’uomo, un 46enne di nazionalità rumena, è stato condannato dal giudice Simona Tordelli a un anno e sei mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia. Gli episodi denunciati risalgono al gennaio del 2010. Teatro, la casa di famiglia a Ferentillo.
Anni di maltrattamenti A raccontare la vita d’inferno era stata la moglie dell’uomo, vittima dei maltrattamenti sin dal tempo in cui la famiglia viveva in Romania. Con il trasferimento in Italia le cose non erano migliorate, anzi. L’uomo, disoccupato, aveva continuato a bere diventando sempre più violento. Innumerevoli gli episodi riferiti che parlano di coltelli puntati alla gola e minacce di morte, come quando la moglie lo avvertì: «Se non la finisci vado dai carabinieri». Per tutta risposta il 46enne le disse che avrebbe ucciso lei, i figli e poi sarebbe tornato in Romania.
L’arresto In un altro episodio, la donna gli aveva chiesto di abbassare il volume della tv. La reazione, anche in quel caso, era stata brutale: dopo aver preso in mano il telecomando, il marito l’aveva colpita con violenza al volto procurandole lesioni ed ecchimosi ben visibili. Dopo le botte, l’ennesime, la donna era scappata di casa per rifugiarsi sul luogo di lavoro. La parola fine era stata messa dai carabinieri di Ferentillo che lo avevano arrestato al termine di una specifica attività d’indagine. Mercoledì è arrivata anche la condanna in primo grado da parte del tribunale di Terni. In aula, a rappresentare la pubblica accusa, c’era il viceprocuratore onorario Paola Micheli.
