di Francesca Marruco
«L’ho uccisa perché stavo male all’dea che lei sarebbe sopravvissuta e io sarei morto. Lei non ha urlato, era passiva, credo che volesse farla finita anche lei, ma non so se volesse tagliarsi le vene. Io me le sono tagliate dopo avere ucciso Ofelia». Sono queste le frasi fondamentali dell’interrogatorio che il 28enne romeno Danut barbu ha reso davanti al gip Alberto Avenoso che mercoledì mattina ha cohnvalidato il suo arresto e dispostio per lui la misura cauterlare in carcere.
Premeditazione «In quei due giorni( che hanno precedeuto il delitto, ndr), Barbu – scrive il giudice nel dispositivo cautelare – si era reso conto delle perduranti titubanze di Ofelia ed era evidentemente ossessionato dalla definitiva fine del loro rapporto». Inoltre, quanto alle presunta premeditazione, il giudice scrive che «sebbene non possa ritenersi che l’indagato sia appositamente venuto dalla Romania il 6 marzo proprio con l’intento di uccidere Ofelia, deve tuttavia ritenersi sussistente la gravità indiziaria quanto al contestato dolo di premeditazione». Pur ammettendo – scriveve l giudice – che Barbu fosse venuto in Italia per ripartire insieme ad Ofelia per l’Inghilterra, «va rimarcato che ha acquistato l’arma del delitto la mattina del fatto» e che, aveva chiuso la stanza a chiave dall’interno, impedendo ad Ofelia di uscire.
Le chiavi Le chiavi le aveva lui nella tasca dei pantaloni. Le hanno trovate i sanitari che sono intervenuti sul luogo del delitto e insieme ai carabinieri «hanno trovato Barbu disteso sul letto insieme al corpo ancora caldo di lei». «Le due persone erano distese sul letto – si legge nell’annotazione dei carabinieri – con le gambe fuori dal materasso, rivolte verso la porta d’ingresso della stanza. Nella sala posta all’ingresso della camera vi erano delle evidenti macchie presumibilmente ematiche, che portavano dalla camera al bagno e verso un divano. Nello specifico vi erano delle impronte riconducibili inequivocabilmente alle scarpe indossate dal ragazzo».
NEL 2013 UCCISA UNA DONNA OGNI DUE GIORNI
La dinamica Secondo quanto emerso, il giudice – richiamando le valutazioni del medico legale Luca Pistolesi – scrive che Ofelia «verosimilmente prima era stata colpita con un corpo contundente, ovvero una mensola in legno dell’armadio, dietro la nuca, poi Danut l’afferrava da dietro, tenendogli cuscino sulla bocca, ed utilizzando il cutter sequestratao gli provocava un profondo taglio all’altezza della gola». Anzi, «l’omicida ha tentato più volte di tagliare la gola alla vittima tanto che presentava anche un taglio all’altezza del mento».
Il video Svelato anche il mistero sul presunto video che il cugino della vittima disse che era stato inviato alla sorella di lui da Barbu. Lo ha spiegato agli investigatori la sorella di Danut che vive in Italia e che, autorizzata dagli inquirenti ha telefonato alla sorella in Romania: «Danut ha chiamato Omissis e le ha detto che l’aveva fatta finita. Finita nel senso che l’aveva ammazzata. Allora l’altra sorella gli ha hciesto di mostrargli il video in cui si vedeva Ofelia morta. Per motivi tecnici però non riusciva a vedere il video e chiudeva la conversazione, eseguita tramite Skype».
LA SCIA DI SANGUE DELLE DONNE UCCISE IN UMBRIA
Le famiglie La stessa sorella ha spiegato che «Danut e Ofelia in passato avevano già litigato. La mia famiglia non era contenta della loro relazione. In particolare mia madre non era felice perchè sapeva che Ofelia, nostra vicina di casa in Romania, già dai 16 anni si prostituiva in Italia. Professione che ha ripetuto di recente in maniera saltuaria. Tutta la famiglia di conseguenza ha sofferto per il comportamento di Ofelia, che è stato sempre poco corretto nei nostri confronti».
La scritta col sangue E queste parole trovano riscontro nella scritta lasciata col sangue sul muro della stanza della mattanza: «Come ha sofferto la mia famiglia, e sta soffrendo, così soffra anche la tua». Una vendetta. Un taglierino da neanche due euro e due vite spezzate per sempre. Una in carcere, e l’altra, senza che potesse scegliere, in cielo.
