di Daniele Bovi
Truffa aggravata ai danni dello Stato, false dichiarazioni a pubblico ufficiale ed emissione di fatture false. Queste le accuse a carico di tre persone denunciate nell’ambito dell’operazione Equity condotta dalla guardia di finanza di Perugia. Operazione che si inserisce nella più vasta opera di contrasto alle frodi sui contributi pubblici. Tramite quello che le fiamme gialle hanno definito lunedì mattina a Perugia nel corso di una conferenza stampa «un articolato sistema di frode», una società che opera nel settore ambientale ha ottenuto 52 mila euro di contributi Ue (poi recuperati dalla Gdf), erogati dalla Regione, per quello che doveva essere un progetto innovativo per la misurazione dell’intensità acustica ambientale e architettonica delle vibrazioni strutturali degli edifici.
Spese gonfiate Doveva perché tramite sovrafatturazioni l’azienda, per raggiungere la cifra minima di investimenti fissata dal bando regionale (100 mila euro) e ottenere così il rimborso del 40% delle spesa rendicontata, acquista la strumentazione che serve alla realizzazione del laboratorio da un’impresa collegata e riconducibile agli stessi soci della «casa madre» applicando ricarichi tra il 140% e il 900%. E così alla Regione arriva una spesa «gonfiata» pari a 162 mila euro.
Le indagini Dalle indagini condotte dalle fiamme gialle inoltre è emerso come la strumentazione fosse, in parte, già presente nell’azienda mentre del locale che sarebbe dovuto diventare un innovativo laboratorio neanche l’ombra, visto che era stato subaffittato ad un’altra società. A finire nei guai sono così il titolare della ditta, un professionista che ha eseguito il collaudo e il rappresentante legale dell’altra azienda dalla quale i beni erano stati acquistati. Una persona, hanno spiegato i finanzieri, legata da rapporti di parentela al titolare dell’impresa al centro dell’indagine. Il fascicolo inoltre è stato trasmesso alla Corte dei conti per valutare un possibile danno erariale.
Il protocollo L’operazione della Gdf di Perugia rappresenta il primo risultato raggiunto tramite il protocollo d’intesa che lega fiamme gialle, Regione e Ordine dei commercialisti. Al centro dell’accordo firmato il 28 febbraio scorso c’è la banca dati che palazzo Donini ha messo a disposizione di finanza e commercialisti per effettuare le verifiche tese a scoprire chi si appropria indebitamente di fondi pubblici. Quando la Regione ha un sospetto, partono le segnalazioni e quindi le verifiche come nel caso del’operazione Equity. I dati, come ha sottolineato la presidente Catiuscia Marini, presente lunedì insieme a Marcella Galvani, presidente dell’Ordine dei commercialisti provinciale di Perugia e al comandante della Gdf regionale, il generale Cristiano Zaccagnini, riguardano anche tutte le pubbliche amministazioni che percepiscono fondi europei. Una partita enorme: grazie al programma 2007-2013 dell’Ue infatti in Umbria sono stati erogati 1,3 miliardi di euro, assorbiti per il 60% dai fondi per l’agricoltura che, insieme a quelli per il sociale e lo sviluppo regionale, rappresentano la gran parte dei contributi Ue.
In Umbria percentuali basse La presidente ha ringraziato le fiamme gialle per i risultati ottenuti e ha sottolineato come i dati che riguardano le frodi in Umbria siano «dati molto bassi: segno – dice – che dimostra anche la qualità e l’organizzazione delle nostre imprese. L’accordo è prezioso anche perché tramite la finanza è possibie appurare l’uso distorto dei fondi che genera una competizione irregolare tra imprese». Imprese che però in molti casi, come ha spiegato Marcella Galvani, non sono neanche a conoscenza dei fondi: «Questo perché spesso – dice – le comunicazioni vengono fatte dalle associazioni di categoria, alle quali sono iscritte però meno della metà delle imprese».

