di Chiara Fabrizi e Maurizio Troccoli
Manca il nome dell’assassino, come probabilmente mancano ancora gli altri resti del corpo sezionato, di Obi, il 21enne di origini bangladese, ammazzato, fatto a pezzi e buttato in un sacco della spazzatura. Ma gli inquirenti hanno imboccato una direzione nelle indagini che porta a pochi passi dal luogo del ritrovamento di parte del cadavere.
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Se si tratta di una svolta è ancora presto per dirlo ma dalle 15 di martedì i carabinieri, coordinati dal procuratore capo Claudio Cicchella, sono a lavoro in un immobile di via Pietro Conti, dove vive un ucraino, attualmente sospettato di essere coinvolto nell’omicidio del giovane bangladese e indagato a piede libero. Sono in corso accertamenti e rilievi accurati nell’appartamento al primo piano, dove risiede – stando a quanto raccontato da un residente dello stesso stabile -. L’uomo vive qui con la madre ma, «nell’ultimo periodo – è il racconto del vicino di appartamento – viveva solo perché la madre si è trasferita». «Anche lui – continua il vicino con i giornalisti – lavora in un ristorante del centro storico di Spoleto». Fin dalla tarda serata di lunedì una pattuglia dei carabinieri presidia lo stabile. L’edificio si trova a circa cento metri dai giardini di via Primo maggio, dove lunedì sera è stato trovato il sacco contenente pezzi del corpo di Obi, insieme alla sua bicicletta. Non è tutt’ora chiaro dove sia quello che appare come il principale sospettato, se cioè nelle disponibilità delle forze dell’ordine, oppure irrintracciabile.
Gli inquirenti stanno lavorando anche nelle cantine e nei garage del piano interrato di questo edificio. Si deve ancora capire se nell’appartamento siano stati rinvenuti gli arti del giovane ventunenne di origine bangladese che non erano all’interno del sacco e se quel luogo possa essere il luogo del delitto.
