di Francesca Marruco
Le accuse per il maresciallo Olivo Pascucci della guardia di finanza erano di quelle pesanti: arresto illegale, calunnia e falso ideologico. Per l’accusa che aveva chiesto e adesso ha ottenuto una condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione, il maresciallo Pascucci, 45enne di Spello, aveva fatto arrestare un imprenditore di nome Paolo Ottaviani per spaccio di droga pur sapendolo innocente. Oltre a Pascucci, condannato dal gip Alberto Avenoso, altri due finanzieri, Antonio Berardi, e Luigi Ferrara di Foligno, sono stati assolti dal giudice. Per le altre sette persone implicate nell’indagine che hanno scelto il rito ordinario c’è stato invece il rinvio a giudizio.
La storia Stando alla ricostruzione del pm, Paolo Capolunghi, e Nicola Masci, rinviati a giudizio, prima dell’arresto di Ottaviani, avrebbero nascosto cocaina nel bagagliaio dell’auto dell’imprenditore. E dell’accaduto avrebbero informato Pascucci, che avrebbe fatto arrestare Ottaviani condannato in primo grado e costretto a una lunga carcerazione preventiva. «Il sottoufficiale – scriveva il pm Antonella Duchini – comunicava la falsa notizia della detenzione della cocaina ben conoscendo l’estraneità dell’uomo al fatto e determinando così l’organizzazione del servizio mirato che portava all’arresto dell’uomo il quale, in conseguenza della calunnia, dell’arresto illegale e del posizionamento della cocaina da parte di terzi nel bagagliaio della propria vettura, subiva una lunga carcerazione preventiva e una condanna di primo grado».
Altri indagati All’uomo, parte civile con l’avvocato Alessandro Ricci, il giudice ha riconosciuto una provvisionale di 25 mila euro. L’uomo però è anche imputato. Ottaviani infatti quando venne arrestato dalla finanza, disse di essere stato incastrato e partì un’indagine parallela da parte dell’Arma. Ma uno dei carabinieri, il brigadiere Angelo Merola, originario di Caserta, accusato di corruzione, avrebbe accettato un viaggio in Brasile offerto da Ottaviani. L’indagine si è poi allargata. Tutti gli imputati, difesi dagli avvocati Maori, Congiunti, Mosconi, Caparvi, Tofi, Falcinelli, Ricci, Grasselli, Paccoi e Martinelli hanno sempre professato la loro innocenza.

