di Iv. Por.
Proseguono gli strascichi del caso della tentata estorsione ai danni del consigliere regionale del Pd Attilio Solinas attraverso un video hot nell’agosto scorso. Si trattava di una ripresa in cui l’esponente politico veniva mostrato nell’atto di eseguire gesti sessuali davanti la webcam, da subito denunciata come «un fotomontaggio». Ora Solinas annuncia di aver presentato ricorso al Garante per la protezione dei dati personali, contro «il titolare del trattamento dei dati Facebook avente sede in 4 Grand Canal Square, Grand Canal Harbour Dublin 2 Ireland». In pratica, contro il social network di Zuckerberg.
Tentata estorsione Solinas, nel ricorso, ricorda che il 23 agosto scorso «sono stato vittima di minacce e tentativo di estorsione, nonché sostituzione di persona ed indebita intrusione nel sistema informatico in Facebook da parte di una persona autonominatasi “Maria Ottello“ richiedente amicizia con la quale ho avuto una breve corrispondenza telematica, che si è poi conclusa nel tentativo di rendermi vittima di un’estorsione e degli ulteriori reati suddetti».
Da Fb risposte insoddisfacenti Solinas, attraverso i suoi legali (l’avvocato Giuseppe Innamorati con la consulenza della professoressa Federica Marabini) sottolinea come «non avendo io accettato di sottostare alle illecite richieste di danaro avanzate in cambio della cessazione di una intensa campagna di diffamazione telematica (con tanto di fotomontaggi ed indebita utilizzazione della mia immagine), l’autore dell’illecito dava seguito alla minaccia tramite un falso account a nome “Solinas Attilio”, utilizzando i miei dati personali la mia fotografia che inviava a tutti i miei contatti Facebook». Subito il vero Solinas chiede a Facebook «l’immediata rimozione dei falsi foto/video montaggi a contenuto diffamatorio», ma «solo dopo circa 24 ore il falso profilo “Facebook“ è stato eliminato e le conversazioni presenti sul mio account Fb sono state oscurate». A quel punto, il consigliere Pd invia una richiesta di accesso tutti i dati presenti sul social network associati al suo nome o con la sua fotografia, facendo leva sulla legge italiana che tutela la privacy. Ma Facebook, a dire di Solinas, risponde in maniera «del tutto insoddisfacente», tanto da indurlo a presentare ricorso direttamente all’Autorità garante della privacy chiedendo che «il social fosse sanzionato» per avergli negati l’accesso ai suoi dati nonché per «l’elusione della richiesta di intervento» e per «il mancato rispetto della mia opposizione al trattamento per motivi illegittimi dei miei dati personali fotografia inclusa».
Le richieste al garante Nella lunga lista di richieste inviate al garante, Solinas include di «ordinare» a Fb di: «adempiere all’accesso in modo completo e intellegibile a tutti i miei dati e dati di processing di Facebook.com, ed ai profili ed account Facebook a mio nome», «adempiere alla mia richiesta dell’esercizio del diritto alla immediata cancellazione dei miei dati illegalmente trattati», «cancellare i dati, informazioni e contenuti riguardanti la mia persona immessi e condivisi dal falso account e da terzi», «cancellare tutte le copie di back-up dei dati» e «dimostrare l’avvenuta cancellazione». In tutto ciò Solinas fa anche leva sulle «prescrizioni dettate dalla Corte di Giustizia Ue nella sentenza resa nel 2015 nel caso Schrems/Facebook vietando la trasmissione dei dati del sottoscritto negli Stati Uniti in base all’accordo Safe Harbor tra Eu e Usa ed ordinando la cancellazione definitiva dei dati eventualmente già trasmessi». Infine, al garante viene chiesto di «adottare ogni opportuno provvedimento nei confronti di Facebook ove non venga dallo stesso Social disposta l’adozione di misure effettive atte a tutelare la sicurezza dei dati ed il loro trattamento e ciò anche per quanto riguarda il potere discrezionale di intervento che Facebook riserva a proprio insindacabile giudizio dopo la segnalazione, senza rendere alcuna informativa all’utente che ha operato la segnalazione».
Risposta del garante Il garante ha risposto a Solinas, dando un margine di tempo a Facebook per adempiere alle richieste altrimenti, entro 60 giorni, verrà aperta l’istruttoria sul caso.
