Il tribunale di Perugia (©️Fabrizio Troccoli)

Saranno processati con rito abbreviato i due cittadini americani, marito e moglie di 73 e 69 anni, imputati per l’esplosione avvenuta il 7 luglio 2021 in una villetta di Valfabbrica, costata la vita a un romeno che abitava al primo piano. La difesa ha chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato davanti al gup Giorgio Margheri. La sentenza è attesa per il 17 dicembre.

L’udienza Il procedimento nasce dall’inchiesta della Procura di Perugia sulla deflagrazione che provocò la morte dell’inquilino e gravissimi danni strutturali all’edificio. I due imputati (difesi dall’avvocato Giuseppe Caforio) hanno scelto il rito abbreviato, che consente la definizione del processo allo stato degli atti. La decisione del giudice arriverà il 17 dicembre, giorno in cui è prevista la sentenza. Al centro del fascicolo restano le cause dell’esplosione e le eventuali responsabilità legate all’impianto del gas dell’appartamento al piano terra, preso in locazione dalla coppia.

L’accusa Secondo il capo d’imputazione, l’uomo avrebbe «determinato e cagionato l’esplosione dell’abitazione sita in Valfabbrica località Monte dè Mezzi». La deflagrazione – stando alla ricostruzione della Procura – sarebbe stata provocata dall’innesco di una miscela di aria e Gpl proveniente dalla tubazione del gas posta nella cucina dell’appartamento al piano terra. Il pubblico ministero contesta una condotta colposa consistita nell’omesso controllo delle condizioni di tenuta e chiusura della tubazione. Da qui – secondo l’accusa – sarebbe derivata l’incontrollata fuoriuscita di Gpl, poi l’incendio e quindi l’esplosione dell’intero stabile.

La tragedia L’esplosione si verificò il 7 luglio 2021 nella villetta di Valfabbrica. Nell’edificio abitava anche un uomo romeno, al primo piano, morto in seguito alla deflagrazione. Lo stabile riportò danni strutturali molto gravi. La ricostruzione delle cause è stata affidata anche agli accertamenti tecnici acquisiti nel procedimento. Nel fascicolo figura una relazione dell’ingegner Maurizio Fattorini, consulente del pubblico ministero.

La consulenza Secondo il tecnico della Procura «nella tubazione del gas a servizio del locale cucina del piano terra, al momento dell’esplosione, il tappo filettato non era presente». La relazione evidenzia inoltre che il tubo rinvenuto «non può essere considerato equivalente ad un tappo filettato». Sempre secondo il consulente, se fosse stato presente il tappo previsto dalle norme tecniche, anche in caso di apertura imprudente della valvola sarebbe uscita una quantità di gas irrilevante. Nella relazione viene richiamato anche quanto riferito dal proprietario dell’immobile nel 2021, secondo cui l’imputato avrebbe detto di avere trovato «il tubo del gas, in cucina, con un tappo, e non di averlo trovato aperto».

La difesa Di segno opposto la ricostruzione difensiva. Nella memoria depositata l’avvocato Caforio sostiene che «nessuna responsabilità penale» possa essere attribuita al suo assistito. Il legale afferma che l’abitazione era stata liberata dai mobili dai precedenti conduttori e che anche la stufa a gas e le linee del gas erano già state scollegate. Secondo la difesa il locatore avrebbe mostrato alla coppia soltanto le valvole esterne e il pannello elettrico, ma non la valvola interna di erogazione del gas. Il tappo sul tubo – sostiene ancora il difensore – sarebbe stato già presente da tempo e l’imputato, convinto che la valvola fosse chiusa, non avrebbe avuto motivo di eseguire ulteriori controlli.

La contestazione La difesa sostiene inoltre che la coppia utilizzasse esclusivamente apparecchi elettrici a induzione. Nella memoria viene escluso che l’imputato abbia «estratto il tappo di chiusura dal tubo del gas» o aperto «la saracinesca di intercettazione della tubazione posta sulla valvola». Il legale contesta anche la formulazione dell’accusa, definita «assolutamente generica ed indeterminata». Le responsabilità penali saranno ora valutate nel giudizio abbreviato. 

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