Una delle operazioni urbanistiche più importanti – economicamente e non solo – nella storia di Perugia degli ultimi decenni. Ministero della Giustizia, Agenzia del Demanio e Comune di Perugia si sono dati appuntamento venerdì mattina nella sede dell’ex carcere femminile per dare ufficialmente il via ai lavori che trasformeranno la struttura di via Torcoletti in una parte fondamentale della Cittadella della giustizia. Dopo vent’anni di abbandono, grazie a un investimento da 24 milioni di euro i 5.900 metri quadri dell’ex convento delle Convertite diventeranno la nuova sede della Procura.
Cinque secoli La storia dell’edificio attraversa quasi cinque secoli. Nato nel 1562 come monastero delle Convertite, destinato ad accogliere donne in condizioni di fragilità, nell’Ottocento fu progressivamente trasformato in struttura detentiva. Dal 1846 divenne Casa di correzione femminile, funzione mantenuta fino alla chiusura del carcere nel 2005. Da allora il complesso è rimasto inutilizzato. Il luogo conserva anche la memoria di alcune delle pagine più drammatiche del Novecento: durante il fascismo ospitò infatti detenute politiche condannate dal Tribunale speciale e, nel 1943, accolse centinaia di donne provenienti dall’area di Lubiana e da Capodistria, imprigionate per il sostegno alla Resistenza.
Cosa sarà Il progetto punta a conservare il valore storico e architettonico dell’ex carcere, affiancando il recupero degli spazi all’introduzione di soluzioni per migliorare sicurezza, efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Tra gli interventi sono previsti l’utilizzo di materiali a basso impatto, sistemi per il recupero delle acque piovane e impianti alimentati anche da fonti rinnovabili, che copriranno quasi la metà del fabbisogno energetico dell’edificio; in generale le forme architettoniche rimarranno le stesse mentre gli interni saranno adeguati per ospitare gli uffici giudiziari. Ma come saranno recuperati concretamente gli spazi? Ad esempio, quella che era la sala del lavoro sarà trasformata in uffici, la porta di isolamento diverrà quella di ingresso, la lavanderia diverrà uno spazio funzionale, la corte interna un luogo di socialità, la cappella una sala per eventi e così via.
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I tasselli Gli altri tasselli fondamentali sono il carcere maschile e il padiglione Paradiso di piazza Partigiani; opere di riqualificazione già progettate dal celebre architetto Mario Botta e già finanziate: «Il progetto è unitario – ha spiegato Alessandra dal Verme, direttrice generale dell’Agenzia del Demanio – e prevede un restauro che non muterà le forme architettoniche storiche, ma ne adeguerà gli interni per ospitare uffici giudiziari. Abbiamo già risorse per circa 70 milioni di euro; dopo questo primo lotto inizieremo il Padiglione Paradiso e, infine, il carcere maschile». L’investimento totale è di quasi 150 milioni di euro, 69 dei quali messi dal ministero della Giustizia (che ha inserito le cittadelle di Perugia, Bari e Bologna come prioritarie) e le risorse che mancano «le metterà l’Agenzia del Demanio non appena il ministero dell’Economia darà il via libera definitivo». Nel complesso «si tratta di una restituzione benefica e di un’operazione catartica di riscatto. Trasformare un carcere in un luogo di giustizia è un messaggio costituzionale».
Sisto «Questa è una priorità per mantenere la promessa di un progetto unitario fatta alla città» ha detto il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Trasformare un carcere in un palazzo di giustizia è una scelta moderna: il carcere deve essere un luogo di giustizia dove non vi è distinzione tra chi è detenuto, chi è giudicato e chi giudica». Sisto ha posto l’accento anche sui risparmi dato che non saranno più pagati gli affitti per le sedi attuali (per le quali per ora non ci sono progetti), sul fatto che si sia portato avanti un gioco di squadra anche fra amministrazioni di diverso “colore” (al sopralluogo era presente anche l’ex sindaco Andrea Romizi) e, in generale, su una «giustizia migliore che avrà anche un luogo migliore».
Ferdinandi «Questo luogo – ha detto invece la sindaca Vittoria Ferdinandi – racconta la storia di Perugia, una città che ha sempre lavorato per riaprire le porte delle proprie istituzioni totali, come i manicomi. Grazie al lavoro interistituzionale e all’Agenzia del Demanio, questo carcere diventerà un presidio di legalità. Quando i luoghi restano fermi, restano ferme anche la memoria e l’identità. Perugia, invece, vuole guardare al futuro».
Prisco Il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco ha invece posto l’accento sul fatto che «si torna a uno Stato che utilizza i fondi, gestisce le strutture e ne è proprietario. Per anni è stata chiesta una sede dignitosa per la giustizia, funzionale ed efficiente». Il sottosegretario ha poi reso noto che parte degli alloggi vigili del fuoco saranno trasferiti, in un’altra operazione di riqualificazione, da corso Cavour agli ex monopoli.
