di Chiara Fabrizi
Quasi 28 milioni di euro di danni. È clamorosa la richiesta di risarcimento formalizzata dal geometra Rodolfo Valentini, rappresentante legale della società Madonne delle Grazie che ha costruito i Palazzi della Posterna noti come Ecomostro, a carico di Comune di Spoleto, Provincia di Perugia, Regione Umbria e Findem, ossia la proprietaria dell’area su cui sono stati edificati i volumi giudicati in via definitiva abusi edilizi dalla Corte di Cassazione che ha condannato a quattro mesi (pena sospesa) sei tra tecnici e costruttori.
Ecomostro: il costruttore chiede 27,8 mln di danni Il documento recapitato il 18 marzo alle parti rappresenta legalmente una costituzione in mora, ossia la richiesta che il creditore fa al debitore di adempiere l’obbligazione. Nell’atto Valentini ripercorre le tappe della vicenda a partire dall’aprile 2006 quando di fronte al notaio è avvenuta l’acquisizione del terreno fin lì di proprietà della Findem:«Nella permuta avvenuta con atto a rogito è specificata la natura edificabile dell’area con una potenzialità di 15 mila metri cubi in virtù del Piano attuativo di ristrutturazione urbanistica (Paru, ndr) del progetto mobilità alternativa approvato dal consiglio comunale il 29 aprile del 1999 a seguito del parere del comitato consultivo regionale e della determina 2559 dell’ufficio urbanistica della Regione. Preme sottolineare – scrive Valentini – che tale piano particolareggiano è stato adottato dal consiglio comunale di Spoleto nell’ottobre 1998 ed è stato condiviso e approvato da tutti i soggetti istituzionali coinvolti quali Comune di Spoleto, Regione Umbria, Provincia di Perugia e Soprintendenza».
Valentini: «Costruito ciò che era stato autorizzato» Tant’è che la domanda di permesso di costruire per la realizzazione dell’edificio residenziale presentata il 13 febbraio 2006 non ha avuto problemi a essere rilasciato: «Su tale istanza il 15 febbraio 2006 si è espressa positivamente, ossia autorizzando, la commissione edilizia comunale integrata e lo stesso ha fatto sia il dirigente del Suic hce la Soprintendenza per i beni artistici e storici di Perugia con apposita nulla osta datato 16 marzo». Ergo: «A seguito della permuta il permesso a costruire è stato intestato il 28 aprile 2006 a Madonna delle Grazie che sulla scorta dei titoli autorizzativi ha rilasciato in perfetta conformità delle previsioni urbanistici l’edificio». Conteggi e titoli che, però, sono stati contestati in sede giudiziaria nell’ambito di un complesso procedimento penale, incardinato sull’indice di edificabilità da applicare nel caso, che si è protratto per oltre sette anni, concludendosi lo scorso gennaio con la sentenza di condanna in via definitiva emessa dalla Corte di Cassazione che ha ordinato la demolizione dei Palazzi della Posterna.
La quantificazione del risarcimento Da qui la richiesta di risarcimento danni avanzata da Valentini che per la quantificazione ha considerato «9,5 milioni di euro per la perdita dell’ingente investimento effettuato per la realizzazione del manufatto; 800 mila euro di interessi bancari sostenuti in ordine al medesimo investimento; 16 milioni da corrispondere a titolo di risarcimento danni nei confronti degli acquirenti delle unità immobiliari realizzate e che dovranno essere abbattute; 1,5 milioni di euro per il danno di immagine arrecato alla società Madonne delle Grazie». La quantificazione non comprende i costi di demolizione delle volumetrie, che si aggiungeranno al conto presentato a enti pubblici e Findem nel caso in cui il giudice di esecuzioni proceda in tal senso. Chiaro è che la vicenda è destinata ad approdare nelle aule di tribunale, tant’è che il costruttore si «riserva di adire l’autorità giudiziaria per la tutela della propria posizione giuridica ed economica».
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