Ovuli di droga ( foto archivio)

I dieci quintali di droga sequestrati dalla polizia di Palermo nell’ambito dell’operazione «Monterrey», sono stati intercettati in un’area di servizio in provincia di Terni. La droga, nascosta in un forno per ceramica prodotto in Messico e spedito in Italia, era trasportata in un furgone sorvegliato da una scorta armata.

Dal Messico all’Italia La droga inizialmente inviata in Olanda, era stata successivamente trasferita all’interporto di Milano e da qui con un camion alla volta di Napoli. Gli investigatori, però, grazie alla collaborazione con gli agenti della Dea, l’agenzia antidroga americana, sono riusciti a bloccare il camion con il forno imbottito di droga. Il forno è stato poi trasferito alla scuola dei vigili del fuoco di Roma, dove è stato smontato, consentendo agli investigatori di scoprire nascosti i cinque quintali di cocaina sequestrati. La droga con un principio attivo purissimo ha un valore al dettaglio di almeno 80-100 milioni di euro.

Organizzazione internazionale Con questi 34 arresti la polizia di Palermo ha sgominato un’organizzazione internazionale di trafficanti di droga che operava tra il Messico e l’Italia rifornendo il mercato nazionale. Gli agenti della sezione Antidroga della Squadra mobile di Palermo, in collaborazione con la Direzione centrale servizi antidroga e la Direzione centrale anticrimine della Polizia, hanno eseguito all’alba 34 misure restrittive nei confronti di altrettanti soggetti, alcune dei quali legati alla criminalità organizzata. Le accuse vanno dall’importazione e traffico sul territorio nazionale alla detenzione ai fini di spaccio di cocaina ed hashish.

Operazione DDA I provvedimenti sono stati emessi dal gip su richiesta della Dda di Palermo. L’indagine, denominata in codice operazione «Monterrey», è scattata circa tre anni fa e ha portato anche al sequestro di cinque quintali di cocaina ed altrettanti di hashish. Gli investigatori hanno raccolto numerosi elementi di prova a carico di cittadini italiani residenti in Messico ed in contatto con gruppi di ‘narcos’ locali. Le indagini hanno sviluppato gli spunti investigativi ottenuti grazie a un’informativa della Dea statunitense, dalla quale emergevano probabili connessioni con un’attività investigativa precedentemente condotta a Palermo.  Gli investigatori hanno disarticolato l’intero organigramma criminale, portando alla luce anche un altro canale di approvvigionamento internazionale di droga tramite corrieri dell’Europa dell’Est. Un asse finalizzato a rifornire la piazza nazionale di cocaina di elevatissima qualità.

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