di Chiara Fabrizi
Dmytro Shuryn ha inviato due messaggi vocali a Bala Sagor, per tutti Obi, dopo averlo ucciso «nel tentativo di sviare le indagini». Lo scrive il gip Maria Silvia Festa nell’ordinanza firmata sabato mattina con cui convalida il fermo e lascia in carcere il cuoco ucraino di 33 anni accusato dell’omicidio, la distruzione e l’occultamento di Obi, come tutti chiamavano Bala Sagor, il richiedente asilo bengalese di 21 anni con cui aveva lavorato nella cucina di un ristorante di Spoleto fino al dicembre scorso. Dal provvedimento di 13 pagine, poi, emerge che gli inquirenti hanno già sequestrato l’arma del delitto: si tratta di un grosso coltello a sega con cui, secondo la ricostruzione fornita con la confessione, Dmytro Shuryn ha colpito al collo Obi, uccidendolo e poi facendolo a pezzi. La lama è stata presa dagli inquirenti già nel pomeriggio di martedì scorso, quando è scattato il blitz nell’abitazione e nella cantina di via Pietro Conti in uso all’indagato. Dall’esame delle registrazioni di videosorveglianza di alcune abitazioni private del quartiere Casette è stato anche possibile ricostruire «i meticolosi sopralluoghi» compiuti nell’area di via Primo maggio da Dmytro, nel luogo cioè in cui sono stati rinvenuti i resti di obi lunedì scorso. Il cellulare della vittima, invece, il 33enne ucraino ha ammesso di averlo buttato in un secchio della spazzatura presente tra il Giro della Rocca di Spoleto e il bar Api, dove ha gettato anche il portafoglio del 21enne. Sarà ora da capire se gli inquirenti avranno possibilità di recuperarlo. Nella giornata di venerdì, infine, i carabinieri sono riusciti a trovare tutti i resti del 21enne disseminati in una serie di luoghi distribuiti tra la parte bassa di Monteluco (Spoleto) e il Giro dei Condotti, come da indicazioni dello stesso 33enne, che è stato scortato fuori dal carcere per la macabra operazione.
Dmytro, questo emerge dalle 13 pagine di ordinanza del gip, ha inviato i due messaggi vocali a Obi il 18 settembre, dopo averlo ucciso: uno è stato spedito alle 12:05 e l’altro alle 14:01. A confermare di averli inviati dopo l’omicidio «per confondere le indagini» è stato lo stesso Dmytro durante la confessione, allo scopo di complicare il lavoro dei carabinieri della Procura di Spoleto. Tuttavia, dal provvedimento emerge pure che il cuoco ucraino, quando è stato sentito in caserma a sommarie informazione, ha insistito nel tentativo di sviamento delle indagini, mostrando agli inquirenti i due vocali inviati e rimasti senza risposta. Dmytro, infatti, alle 16 del 18 settembre, quindi dopo l’omicidio, si è presentato puntualmente nel ristorante in cui lavorava e altrettanto ha fatto fino al 21 settembre, giornate durante le quali ha anche mutilato il cadavere chiuso in cantina e distribuito i resti tra via Primo maggio, il Giro dei Condotti e la strada comunale di Monteluco. Ai colleghi del ristorante del centro di Spoleto in cui lavorava dall’aprile scorso ha raccontato che sì, Obi sarebbe dovuto andare a casa sua la mattina della scomparsa per compilare un certificato, ma che lì in via Pietro Conti non era mai arrivato, tanto che lui gli aveva inviato due vocali per capire che fine avesse fatto. In questo quadro, il gip sottolinea che «l’indagato ha cercato a più riprese di sviare le indagini», rilevando poi che durante la confessione «l’indagato è apparso lucido e consapevole».
Alla luce della confessione e dei gravi indizi di colpevolezza raccolti dagli inquirenti, il gip ha proceduto alla convalida del fermo, ravvisando anche «il pericolo di fuga» di Dmytro non soltanto per i tentativi di sviamento delle indagini, ma anche per la «concreta situazione di vita del soggetto», che non dispone più di una propria abitazione, essendogli stata sequestrata, «non risulta avere relazioni amicali né sentimentali significative», se non il rapporto con la mamma, che però vive in un’area del Nord Italia, peraltro vicina al confine. Il giudice, poi, convalidando il fermo ha anche sottolineato «la personalità instabile e fortemente allarmante» di Dmytro, «che ha mostrato di essere fuori controllo e in balia dei suoi impulsi omicidi». Infine, disponendo la misura cautelare del carcere, il gip ha ravvisato anche il rischio di reiterazione del reato, perché «non può trascurarsi che Dmytro, avendo il vizio del gioco, ha contratto debiti con terze persone, inclusi colleghi di lavoro, che non riesce a restituire e potrebbe incorrere in dinamiche analoghe» a quelle sfociate nel delitto di Obi.
