©Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta

Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, false attestazioni e truffa: sono queste le accuse contestate dalla Procura di Perugia a due ex maestre della scuola materna «Lampada Magica» di Case Bruciate. Nonostante siano passati alcuni anni – i fatti contestati sono del 2015-2016 – il processo davanti al giudice Carla Giangamboni è in pieno svolgimento. Solamente pochi giorni fa sono state sentite in aula le imputate, di 71 e 65 anni. Stando alla ricostruzione dell’accusa sono stati strappati disegni a bambini di quattro o cinque anni, colpiti con «uno schiaffo al volto per un giocattolo da non portare» a scuola oppure costretti a mangiare nonostante non avessero fame.

Il disegno strappato Ricostruisce il pm nelle contestazioni alla 71enne: «Nell’ambito di attività didattiche aventi ad oggetto lo svolgimento di lavoretti o disegni abusava ripetutamente dei mezzi di correzione in danno di un bambino di cinque anni, strappando i suoi lavori e affermando davanti all’intera classe che ‘non era capace di fare nulla’ e che ‘disegnasse solo schifezze’, determinando chiari disturbi del carattere e del comportamento del minore», che non solo «iniziava a rifiutarsi di compiere qualsiasi attività manuale, ripetendo in continuazione di non essere capace», ma «dopo tali esperienze manifestava un certo disagio nell’andare a scuola fino a chiedere di non andarci più».

La bimba inappetente Sempre la stessa insegnante avrebbe «colpito con uno schiaffo al volto un bimbo per un giocattolo che il minore, a suo dire, ‘non avrebbe potuto portare’». E un giorno, in mensa, «pur sapendo» che una bimba di quattro anni «era inappetente» le ha «imboccato forzatamente» la carne che aveva nel piatto «urlando per costringerla a mangiare».

«Schiaffi al bimbo che non voleva dormire» «Di chiari disturbi del carattere e del comportamento del minore» riferisce invece il pm a proposito del comportamento che – sempre nell’ottica accusatoria – avrebbe tenuto la collega 65enne, ritenuta responsabile di aver colpito con «schiaffi alla testa un bambino che non voleva dormire».

Il badge e l’accusa di truffa Come detto prima le maestre – entrambe difese dall’avvocato Francesco Falcinelli, secondo il quale il quadro si è decisamente ridimensionato all’esito dell’esame reso in aula dalle imputate durante l’ultima udienza – devono difendersi anche dalle accuse relative ad alcune presunte false attestazioni di presenza avvenute attraverso timbrature del badge. Anche lì, secondo la difesa, si tratta di accuse tutte da dimostrare.

Il Comune: non lavorano più per noi In una nota il Comune spiega che le insegnanti coinvolte in quegli episodi non lavorano più da tempo nelle scuole comunali. Preme inoltre sottolineare – va avanti la nota dell’ente – che il Comune di Perugia investe risorse preziose nella cura della relazione educativa tra insegnanti e bambini, con la presenza costante di coordinatori pedagogici e dal 2020 anche con interventi mirati con il supporto di psicologi, in forte sinergia con le famiglie dei bambini che frequentano le nostre scuole comunali.

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